lunedì 21 dicembre 2009

Io che non sono NESSUNO

Cari On.le Di Pietro, On.le Marino, Beppe Grillo,
io che non sono NESSUNO oggi vi chiedo di mettervi intorno a un tavolo e discutere pacatamente per un paio di orette.

Onorevoli Di Pietro e Marino, Beppe Grillo,
io che non sono NESSUNO oggi ho sentito la necessità di scrivervi questa lettera che probabilmente voi non leggerete e forse commenteremo tra pochi amici.

Di Pietro, Marino e Grillo,
io che non sono NESSUNO oggi vi chiedo di guardarvi negli occhi e dirvi se l'Italia che immaginate, che sognate, è davvero così differente in ognuno di voi. Perché se così non fosse io che non sono NESSUNO vi chiedo un gesto di responsabilità.

Io che non sono NESSUNO non ce la faccio a guardare inerme il mio Paese che frana. Voi ci riuscite? Se ce la fate continuate pure a coltivare i vostri orticelli. Vi auguro che fioriscano rigogliosi, anzi attingerò anche io alle vostre risorse.

Ma se in nome di uno sterile “sono meglio io” rifiuterete di guardarvi negli occhi; se rifiuterete di discutere, parlarvi, insegnarvi, se rifiuterete di disegnarvi l'un l'altro l'Italia che sognate, come potete chiederci di combattere per voi?

Ci avete arruolato. In momenti differenti. Nel nome di un progetto a lungo termine, per prendere le redini di un partito che si sfalda, per abrogare una legge infame o anche solo per darvi la forza di continuare. Ebbene abbiamo risposto compatti in ogni occasione. Abbiamo raccolto le firme per abrogare il Lodo Alfano, abbiamo combattuto per riappropriarci dei nostri poteri costituzionali. Abbiamo sperato che l'alternativa a chi sputa quotidianamente sulla nostra Costituzione potesse essere qualcuno che la esaltasse.

Oggi ci ritroviamo a dover scegliere tra buio o tenebra.

Io che non sono NESSUNO vi supplico di dialogare. Vi supplico di arruolarci di nuovo. Almeno interpellateci, chiedeteci se siamo d'accordo o meno. Vi supplico di essere umili e per un attimo temere per questo nostro Paese che muore. Non temere soltanto di deludere una fetta d'elettorato.

So che dalle vostre menti e competenze, dalle vostre passioni verrà fuori un'Italia capace di restituirci la voglia di sognare.
La forza di sognare non c'è più. Si terminano gli studi e si brama un lavoro da 1200 euro al mese, per poter galleggiare. E ci si ferma. L'Italia si ferma.

Scusate se ora mi rivolgo a voi in maniera irrispettosa.
Ma Tonino, i progetti di Beppe Grillo in tema di mobilità, energia e ambiente possiamo prenderli in considerazione? Vediamo che dice, no? Proviamo a capire cosa è successo laddove ciò che teorizza è già realtà.

Ignazio, quello che propone Tonino per far funzionare – funzionare davvero – la giustizia possiamo esaminarlo pacatamente?

Beppe vuoi continuare a scrivere post su D'Alema o possiamo cercare di capire se il programma di Ignazio per quel che riguarda università, ricerca, sviluppo, lavoro, depenalizzazione delle droghe leggere è davvero in conflitto col tuo?

Io che non sono NESSUNO vi chiedo di confrontarvi. E magari poi ci direte che siete incompatibili.
Spiegateci la ragione, e ce ne faremo una ragione.

Ps. Ringrazio Ivan Scalfarotto che elogiando il limite di due mandati per i parlamentari mi ha dato l'idea per questa lettera

sabato 12 dicembre 2009

Gay e diritti: cultura e legislazione sono davvero così scisse?

Ogni volta che il mio amico Daniele aspetta all'aeroporto il suo amato che atterra dal Cile - e comincia a contare i giorni che lo separano dalla scadenza trimestrale del suo visto da turista - scrivo un post sullo stato dei diritti dei gay.

Oggi, neanche a farlo apposta, ho pure partecipato ad un dibattito su gay, omofobia e diritti dove sono intervenute le on.li Concia (Pd) e Perina (Pdl, area finiana).

Entrambe sarebbero favorevoli all'estensione - sarebbe meglio dire alla creazione, poichè siamo allo zero assoluto - dei diritti degli omosessuali. Non è questo ciò su cui le rimprovero. Quel che non mi è piaciuto è l'enfasi eccessiva che hanno dato al lavoro culturale che dovremmo fare noi stessi all'interno della società, senza piangerci addosso. Ebbene, no. Non ci siamo - a mio avviso. Le signore onorevoli vengono profumatamente pagate per fare leggi, prima di tutto. Bene, le facessero. Non sono pazzo, non me la prendo con loro due, ovviamente. Ma non sta bene questo scarico di responsabilità. Le leggi - o la mancanza di leggi - implicano il gap culturale che in questo Paese non riusciamo a colmare.

Faccio esempi concreti.
Oggi soltanto il 10% di chi subisce aggressioni omofobiche denuncia l'accaduto. Spesso non si vuole che i genitori o i parenti sappiano. Il 90% dei genitori è omofobico?
Se non lo si dice ai genitori - e si crea quindi una spirale di omertà di cui i gay sono i primi a farne le spese - è innanzitutto perchè si ha paura di creare un grosso dispiacere ai genitori. Ebbene, solo la POLITICA CHE LEGIFERA può cambiare questo stato di cose. Oggi io stesso avrei dispiacere che un mio nipote fosse gay. Sarei dispiaciuto perchè so che lo attende un'esistenza in salita, un'esistenza in cui rischia di soffrire e stare male solo per il fatto di AMARE. Il mio amico Daniele non può congiungersi col suo ragazzo perchè le LEGGI non lo consentono e deve stare male solo perchè AMA. Questo non va bene e a questo può porre rimedio solo la politica. I genitori di un omosessuale che guardano al figlio con compassione pensano al fatto che non potrà sposarsi, non potrà adottare un figlio, avrà una vita dura. Una vita che la legislazione vigente gli ha reso più dura degli altri.

Il discorso sulla contaminazione culturale può essere solo un aspetto della questione. E purtroppo, al momento secondario. Personalmente credo di aver fatto parecchio. In tutti gli ambiti in cui mi impegno non ho mai nascosto la mia omosessualità. Nei primi tempi i colleghi diventavano viola se toccavo loro il sedere. Ora sono loro a scherzare con me e ad aver spazzato via ogni tipo di pregiudizio. Sono loro a toccarmi il sedere. Invito tutti a non nascondersi, invito alla contaminazione positiva, culturale. Ora - che forse mi vogliono ancor più bene - paradossalmente hanno un po' compassione. Sanno che non avrò le loro opportunità, che se il mio compagno venisse meno io non avrei nessun tipo di tutela. Sanno che non posso trasmettere ciò che ho dentro ad un figlio. Sì, siamo d'accordo, ho forse fatto capire loro che non è giusto.

Bene. Se oggi un genitore, un amico, se oggi si dice "poverino, è gay", la colpa non è nostra che non abbiamo saputo fare il nostro dovere. Care onorevoli, la colpa è TUTTA VOSTRA.

Non dobbiamo continuare a piangerci addosso? Andatelo a dire a Daniele, andatelo a dire a chi non gode della reversibilità della pensione e resta in mezzo a una strada, andatelo a dire a chi si ammala e non può nemmeno sentire la vicinanza del compagno o della compagna dello stesso sesso, andatelo a dire a chi non può subentrare in un contratto d'affitto e si trova solo al mondo.

Datemi gli stessi diritti di tutti gli altri. Poi al lavoro culturale - ve lo giuro - mi ci dedico anima e corpo.

(foto di Giuseppe Astuto)



mercoledì 2 dicembre 2009

Quasi quasi rivaluto il poliziotto in tenuta antisommossa

Una delle massime di Beppe Grillo che maggiormente mi colpì - quando cominciai ad avvicinarmi al suo movimento - è "oggi l'intermediario tra il cittadino e i suoi amministratori è un poliziotto in tenuta antisommossa".

Oggi quasi quasi lo rivaluto, quel poliziotto. Non posso dire che ne sento la mancanza: lo frequento più dei miei fratelli.



Però se riesco a parlare direttamente col mio rappresentante il risultato è questo qui.



Alessandro Cochi è il delegato del Sindaco Alemanno alle politiche sportive. Voi che gli deleghereste?

sabato 21 novembre 2009

Sguardi da bicicletta



Sulla mobilità in bicicletta è stato scritto molto, da persone ben più competenti di me. Poco ho trovato sugli sguardi dei ciclisti. Quasi nulla sugli sguardi dei ciclisti tra loro.

Il ciclista lidense esce alla mattina consapevole che rischia la vita, o rischia di tornare a casa senza più l'uso delle gambe, come è successo alla mia splendida amica Raffaela.

Il ciclista che ti vede mentre pedala sul marciapiede lo pensa. Sorride, capisce che sei più giovane di lui, guarda oltre e svolta.

La coppia di ciclisti della domenica – marito e moglie sulla quarantina – scruta la tua bici, controlla la comodità della seduta. Pensa: non siamo gli unici pazzi ad andare in bicicletta oggi. Poi nota che dietro il sellino hai un grosso cestino dove tieni la spesa e la borsa della palestra e intuisce che la bici potrebbe non essere messa in strada solo la domenica. Poi pensa a tutte le cose che tiene nel portabagagli dell'auto e si dice che è impossibile. Non seguo il loro sguardo mentre, all'ora di pranzo, lo ipotizzano a tavola. Ovviamente.

Lo sguardo del ciclista con caschetto, tuta stretta e sponsorizzata è raggiante. E' lui l'unico ad alzarti il pollice, soprattutto quando stai per perdere l'equilibrio dal troppo peso che hai caricato sul cestino posteriore.

Lo sguardo che mi piace di più è quello del senegalese che usa la bicicletta perchè non può permettersi l'automobile. Di primo acchito non ti ritiene povero, la tua bici si difende. Poi vede che vai a farci la spesa, e allora capisce che sei povero quanto lui.

Sono povero quanto te.
In un territorio pianeggiante come quello di Ostia, dai numerosi viali larghi, monto in bici e rischio la vita ogni giorno.
Sono povero quanto te.

(liberamente tratto da personali esperienze in bicicletta)

martedì 10 novembre 2009

Strategia anti-omofobia: "Fatevi i fatti vostri"

Nella schizofrenia della politica réclame non poteva mancare lo spot anti-omofobia. Ovvero: come ti affosso le leggi contro l'omofobia ma ti ci piazzo una bella pubblicità per farti contento e mazziato. Ebbene, mazziato sì. Contento no.

Ecco lo spot. Guardatelo con attenzione.



Il messaggio è facile da decifrare. Stai per schiattare, figuriamoci se ti preoccupi dell'orientamento sessuale del medico. Ritengo che non ci preoccuperemmo nemmeno del colore della pelle, della sua religione. Di fronte al medico che deve salvarmi la vita - azzardo - potrei chiudere un occhio persino sul fatto che sia Rom.

Ora, è questo il messaggio che si aspettano le minoranze a cui al momento in Italia riserviamo i peggiori trattamenti - a partire ovviamente dal riconoscimento dei diritti civili per giungere alla tranquillità di camminare mano nella mano col proprio partner senza mettere in preventivo una bella dose di sprangate?

No, il messaggio non mi piace. Il don't tell don't ask non risolve il problema. L'omofobia sguazza nella mancanza di conoscenza reciproca.

E' uno spot dannoso, che induce un gay non dichiarato a reprimersi.

Avrei preferito pure un semplice bacio gay.



Cara Carfagna, c'erano cose in televisione che sapevi fare molto meglio.

sabato 24 ottobre 2009

La shari'a cattolica anti-amore

Quando si parlava di Pacs – durante la scorsa legislatura Prodi – provavo a far capire che considerare gli omosessuali cittadini di serie B non significasse solo meno diritti. Ma anche meno amore. Quello che mi premeva – e preme tuttora – è il limite all'amore posto dalle leggi. Questo non dovrebbe permetterlo uno Stato (seppur laico) e non dovrebbe permetterlo a maggior ragione la Chiesa cattolica. Ebbene, oggi lo impediscono entrambi.

Un mio amico si è innamorato di un sudamericano durante un viaggio. Al termine di molte peripizie (a cui si va incontro quasi consapevolmente se si persegue un amore intercontinentale), il suo ragazzo decide di trasferirsi in Italia. Scelta coraggiosa, dura, destabilizzante. Una scelta d'amore, non trovate? Eppure ecco che la shari'a cattolica che prende forme in alcuni capitoli del codice civile italiano impedisce loro di amarsi. Sì, se la chiesa entra nell'ordinamento di uno Stato non lo fa per infonderlo del principio che vi sta alla base – DIO E' AMORE – ma per preservare il suo lato oscurantista, antievoluzionista e i suoi vantaggi economici.

Un'unione civile che sancisca il legame non si può fare. Un'unione all'estero? Non verrebbe riconosciuta. Un contratto di lavoro? Non si entra in Italia nemmeno con quello. DELINQUO e me lo regolarizzo come colf? Per poche centinaia di euro il reddito annuo del mio amico non arriva ai 20 000 euro, e quindi nemmeno quello.

Il risultato di tutto questo è un addio in un aeroporto. Un amore che si infrange contro leggi ingiuste piegati ai voleri di una Chiesa secolarizzata e ingioiellata in cui non si riconoscono di certo gli eroi delle parrocchie di provincia. Che ringrazio con devozione laica pari al disprezzo per le loro gerarchie.

venerdì 25 settembre 2009

Basta una fiaccolata a risolvere i problemi?

Rimane l'amaro in bocca dopo la fiaccolata di ieri sera contro i razzismi. Le adesioni arrivate da tutti i fronti hanno quasi annullato il senso della manifestazione stessa.
Il resto l'hanno fatto i tricolori dei centri sociali di estrema destra schierati alle spalle di Alemanno. Atmosfera surreale.

Basta una fiaccolata a risolvere il problema dell'omofobia, della discriminazione, del razzismo? No, non basta. Ieri Alemanno, Zingaretti e Marrazzo non vedevano di fronte a sé persone, problemi, angoscie, ansie. Per loro eravamo solo 30.000 potenziali elettori da tenere sotto controllo soprattutto in vista delle prossime regionali.

Alemanno potrebbe creare domani mattina un registro per le coppie di fatto. Non lo fa. Invoca una legge contro l'omofobia - guarda caso proprio ora che non siede più in parlamento. E' come dire: non discriminate, voi cittadini. Lasciatelo fare a me, lasciatelo fare a chi riveste ruoli istituzionali.

I razzisti di stato non possono offrire ricette per sconfiggere l'omofobia.

Andrò alle prossime manifestazioni? Probabilmente sì. Se i potenziali elettori dovessero diminuire, diminuirà proporzionalmente anche l'attenzione. E di conseguenza anche la speranza. Speranza di migliorare le cose? No, con Alemanno no. La speranza è quella di rimandarlo a casa il prima possibile.

domenica 20 settembre 2009

L'incontro nazionale Idv. Il punto di vista dei blogger

Lo so, fa una sensazione strana anche a me. Per descrivervi l'incontro nazionale dell'Italia dei Valori a Vasto utilizzo una mia intervista (nel senso di un'intervista a me stesso!) che ho rilasciato al portale blogosfere.it.

sabato 19 settembre 2009

Perchè solo ad Onna hanno un tetto sopra la testa?

Carlo Costantini, già candidato a governatore dell'Abruzzo, ora capogruppo Idv al consiglio regionale, spiega perchè a cinque mesi dal terremoto un tetto sopra la testa ce l'hanno solo gli abitanti di Onna.
Gli abitanti dell'Aquila già urlano da tempo tutti gli errori del progetto C.A.S.E, così come denuncia Costantini in questo video. Per le voci fuori dal coro scatta la censura. La rete ci consente in questo caso di capire cosa stia effettivamente succedendo agli sfollati del terremoto.

Ma Di Pietro chi preferisce come segretario del Pd?

Di Pietro proprio non vuole dirlo qual è il suo candidato ideale per il Pd. Non si sbottona. "Chi sostiene il mio programma è mio alleato".



Ora, sulla falsariga della fantapolitica che ha riempito i giornali in questi giorni, la vittoria di Bersani piuttosto che di Franceschini o Marino potrebbe, a mio avviso, aprire scenari ben diversi nell'opposizione.
Bersani (o D'Alema mascherato) non vedrebbe certo male l'alleanza con Casini, o con il grande centro che nascerà. Franceschini potrebbe mantenere l'alleanza con Di Pietro, ma la sua mozione è sostenuta da quell'area ex-democristiana, ex-margherita che costituisce per il Pd più una zavorra che un bacino di voti possibili. E Franceschini, come ho avuto modo di scrivere, è l'aria fritta del politichese.

Marino è l'unico candidato che potrebbe cancellare gran parte della nomenklatura del Pd. La sua posizione su temi etici, diritti civili e temi ambientali non consentirebbe mai di allearsi con il centro.
Perchè Di Pietro non sostiene apertamente Marino?
1.Non si scommette sul cavallo perdente se poi si dovrà lavorare e dialogare con un altro cavallo
2.Il Pd di Marino potrebbe drenare voti all'Idv

Ma non sono poi così malpensante e la terza ipotesi la metto pure sul tavolo.
3.Semplicemente, non sta bene.

giovedì 17 settembre 2009

C'è la mafia a Fondi? "Ci sono fenomeni da attenzionare"

Salvatore De Meo è l'assessore all'urbanistica del comune di Fondi.
Chiede che le istituzioni prendano una posizione sullo scioglimento del comune che amministra.
Alla domanda "C'è la mafia a Fondi?", risponde "Ci sono fenomeni da attenzionare".

L'assessore all'urbanistica, fondamentalmente, chiede al consiglio dei ministri di pronunciarsi in fretta, per non lasciare che l'attenzione mediatica su Fondi crei danno alla cittadina.

Ma è così che funziona?
Un componente della giunta di Fondi non è nemmeno in grado di dire che in quel consiglio comunale la mafia non c'è. Non è in grado di dire che le decisioni prese dal consiglio e dalla giunta non sono mai state dettate dalle famiglie della camorra presenti sul territorio, ma sempre e solamente nell'interesse dei cittadini? Si limita a dire "Valutate voi, cari ministri".

lunedì 7 settembre 2009

Ignazio Marino: non metterei il lupo a sorvegliare l'ovile

Alla festa del PD di Coltano (Pisa) ho avuto modo di formulare qualche domanda a Ignazio Marino e scambiare quattro chiacchiere alla fine dell'incontro pubblico.

Ecco le domande, testualmente.

1. Cosa pensa degli inceneritori come metodo di smaltimento dei rifiuti?

2. Il Pd con a capo Ignazio Marino avrebbe permesso l'ingresso in Parlamento dell'ex assessore della giunta Vendola Alberto Tedesco e, nel caso i magistrati chiederanno la possibilità di procedere nei confronti dello stesso, il Pd di Marino concederebbe l'immunità?

Ecco le risposte del sen.Marino.



Da uomo di scienza Marino ha dato prova di non volersi fermare ai metodi obsoleti che abbiamo utilizzato finora per lo smaltimento dei rifiuti.

Lo ammetto sono di parte. Marino è censurato da tutti. E questo mi fa sperare (come a Paolo Flores D'Arcais di Micromega) che possa essere davvero l'uomo che riuscirà a far fuori la nomenklatura del Pd.

Sul caso Tedesco l'ho costretto probabilmente al politichese. Non sapevo del suo ruolo nella commissione d'inchiesta sul SSN.

All'uscita senza telecamera gli ho posto l'ultima domanda.
"Il Pd di Marino li farebbe uscire dal Parlamento i condannati?".
"Al Senato ho sempre votato contro le immunità". E mi ha dato una gran stretta di mano.

Le primarie si avvicinano. Se vincesse Bersani si potrebbe andare verso l'alleanza Pd-Udc. La parola opposizione verrebbe bandita dai dizionari. Mi si accappona la pelle al pensiero.

giovedì 27 agosto 2009

Il vuoto pneumatico del PD

Domandare è lecito, si dice. Rispondere è cortesia, si dice pure. Non rispondere non è solo scortese, è qualcosa che un politico non dovrebbe fare mai.

Parto daccapo. Mio fratello ed io, lasciando nelle nostre rispettive case le remore grilline nei confronti del Pd, decidiamo di andare alla festa del partito a Fiumicino dove sarà presente l'attuale segretario e candidato alle prossime primarie Dario Franceschini.

Gli chiedo di legge contro l'omofobia e cosa pensasse della campagna pubblica NonBruciamociIlFuturo, riassumendola per forza di cose in una frase, ma - ritengo - focalizzando il concetto del No agli inceneritori e Sì alla riduzione-differenziata-riciclo.
Ecco il video.



Mio fratello gli chiede cosa pensa della proposta di Tito Boeri di un contratto unico per tutti e dove reperirebbe le risorse per gli ammortizzatori sociali.

Cosa risponde Franceschini? Politichese vuoto di contenuti, di chi dimostra di non poter entrare a fondo negli argomenti per scarsa competenza - e potrei anche soprassedere -, ma almeno uno stralcio di programma che affronti lavoro, sanità e ambiente per candidarti alle primarie te lo sei fatto suggerire? Bene, imparalo a memoria e ripetilo. Invece il vuoto. Il nulla.

Lo raggiungo alla fine dell'intervento-aria fritta per sottoporgli una yes-no question. Bassolino e Loiero alle prossime regionali.

Ed ecco il video.



Ecco, poniamo il caso che io sia un elettore del Pd. A ottobre ti voto, Darietto caro, per condurre il partito verso le regionali 2010. E non sai nemmeno dirmi se ritieni soddisfacente l'operato di Bassolino e Loiero rispettivamente in Campania e Calabria? Bassolino è attualmente imputato nel processo che porta il suo nome, insieme a quello dell'Impregilo, per abuso d'ufficio e per aver favorito Impregilo in una truffa nei confronti dello Stato di circa 200 milioni di euro, sborsati da noi per gestire la differenziata a Napoli. Di differenziata però non se n'è vista. E i soldi? Beh, è quello che stanno provando a capire i magistrati. Bassolino all'epoca era già Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti. Ciò non basta a Franceschini per dire no alla sua ricandidatura. E lo stesso per Loiero. Per descriverlo mi affido alle parole di De Magistris: "[...] durante la stagione Loiero si è consumata una gestione clientelare del potere, l'occupazione della sanità a danno della salute dei cittadini, che non ha visto attuate le misure necessarie a contrastare l'inquinamento ambientale e durante la quale sono state però dissipate le risorse pubbliche aumentando le disuguaglianze sociali a vantaggio degli amici e degli amici degli amici".

Alla festa Pd di Livorno sottopongo la stessa domanda a Rosy Bindi. Che se ne lava le mani invocando le primarie. Ovviamente il partito democratico lo è fino in fondo. Tutti candidabili: indagati, imputati, incapaci e collusi. Alle prossime regionali il suicidio è assicurato.




venerdì 21 agosto 2009

Noi sogniamo di cambiare il mondo (di Riccardo Luna)



Pubblico l'editoriale di settembre di Riccardo Luna, direttore di Wired.

Noi siamo quelli che sognano di cambiare il mondo. E qualche volta ci incontriamo per farci compagnia. I più fortunati si vedono una o due volte l'anno sotto una strana bandiera che si chiama TED. La sigla vuol dire Technology Enterteinment Design ma in italiano io la tradurrei così: Tanta Energia Disponibile.

A luglio quella bandiera si è posata a Oxford, tra castelli, prati scintillanti e teatri shakesperiani. Ottocento persone o giù di lì, in un turbinare di idee.

Qualcuno ha scritto un tweet:"Le idee sono il nuovo rock'n'roll e questa è la nuova Woodstock".

C'era l'inventore di una bottiglia che rende potabile l'acqua di fogna. Il ragazzo del Malawi che ha costruito mulini a vento con i rifiuti, il ricercatore che sta sperimentando la corrente elettrica senza fili. E poi il premier che ha scoperto che internet porta la pace (maddai?), il professore che pensa di trasformare Guantanamo in una nuova Honk Kong, il giovane geek che sta lavorando perchè i computer siano davvero facili e per tutti. C'era un altro mondo, sembrava un universo parallelo dove tutto è possibile, difficile sicuramente , ma possibile.

Quando è salito sul palco un giovane rapper, qualcuno ha pensato: che c'entra l'hip hop?

E allora lui ce l'ha spiegato, ci ha raccontato che si chiama Emanuel Jal, ma tutti lo conoscono come WarChild, perchè era uno dei bambini della guerra del Sudan. La guerra gli ha portato via madre, fratelli, sorelle e a otto anni lui era già un soldato e voleva ammazzare tutti. Finchè un giorno ha incontrato Emma McCune, una volontaria che ha salvato lui e altri 150 war children. Sono passati 15 anni. Emma è morta mentre Emauel gira il mondo con la sua musica per raccogliere fondi per costruire una scuola in Sudan da dedicare a lei.

"Sono disposto a morire per l'educazione dei bambini africani". Non era una battuta, è quasi un anno che Emanuel vive mangiando solo a cena, come fanno in Sudan, e dona la sua colazione e il suo pranzo alla scuola che verrà.

Allora, come nell' "Attimo fuggente", uno si è alzato:"Io ci metto 10mila euro".
E poi un altro "Io faccio strumenti musicali , e ve li dono".
E un altro: "Noi facciamo i telefonini, sono vostri".
E la superstar del design ah aaggiutno:"Io faccio sedie le farò per voi".
E allora tutti, ma proprio tutti, hanno ballato sulle note rap di Emanuel, mentre qualcuno ha pianto di gioia.

Noi siamo quelli he sognano di cambiare il mondo, e godiamo quando qualcuno ci riesce perchè sì, a volte, qualcuno ce la fa.


giovedì 20 agosto 2009

...E le stelle stanno a guardare (di Giorgio Bertusi)

In questo post riporto l'articolo che mi ha mandato Giorgio Bertusi*.

E´ giusto adeguare l´IVA degli Stabilimenti balneari alle strutture alberghiere equiparandole tutte a quelle Europee. In alcune Nazioni l´IVA per l´ospitalità è al 4 %. Legittimo è dare stelle marine ai Bagni, per meglio qualificarli e adeguare le tariffe alla struttura, alla qualità, al servizio reso. Dov´è "il percorso perpendicolare alla battigia, ogni 150metri, presso il quale è predisposta una piazzola di sosta all´ombra per la fruizione dell´arenile da parte delle persone diversamente abili?" Dove sono le pedane, dispositivi per accostare al bagnasciuga chi non deambula?
Queste disposizioni sono incluse nei requisiti per ottenere una stella. Vado per due ore al mare, una scappata, mi rinfresco, dopo un tuffo piccolo lunch, torno al lavoro. Utopie, hanno inventato: "la piscina è chiusa dalle 13 alle 14 pausa pranzo! " Voglio fare partitella a beach tennis o confrontarmi nei campi di Pallavolo: " euro 6 l´ora".Si arriva ad una sdraia 16 euro!
Neanche uno straccio di sabbia ad uso e consumo del villeggiante se non a pagamento! Vado al ristorante o nell´hotel nel prezzo totale, nascosta tra le pieghe, è compresa la tassa per la televisione, pagata già a casa; la tassa per la mondezza, anch´essa corrisposta nella propria abitazione...Tributi pagati due volte? Tutti balzelli che contribuiscono alla lievitazione dei costi dell´ospitalità. A tutto ciò si aggiunga che gli abbonamenti nei Bagni sono personalizzati, tessera con fotografia personale. Si arriverà al D.N.A. dopo essere passati alle impronte digitali. La tessera nominativa, a detta dei gestori che la attuano, rende selettiva la Clientela.
Solo chi può permettersela, economicamente, avrà accesso nei "Stabilimenti In"che li adottano. Non è detto, per questo, che il vaglio sia qualitativo. Questo per dire che una cabina non è sfruttata appieno da una famiglia, costretta, suo malgrado, a locarla, non potendo certo permettersi di stare quattro mesi in continuazione al mare, potrebbe avere ospiti saltuari. Ne soffre anche la struttura balneare che non avrà un costante afflusso. Se le tessere fossero al portatore, l´interscambio sarebbe certamente economico per le famiglie e utile alla gestione, garantendo ricambio, costanza di presenze in tutti i gangli dell´organizzazione e incentivo turistico -alberghiero. Ciò non interessa al conduttore dello Stabilimento che, levata una porzione diretta di conduzione, subaffitta, da in gestione tutti gli altri servizi. E´ disdicevole che tutte queste strutture possano cedere le varie attività, speculando, sfruttando ogni cmq. di sabbia per ottenere utile, fregandosene del servizio complessivo che deve essere un tutt´armonico per dare il top all´ospite. Parcellizzando, cercano di ricavare nel breve periodo il massimo, mentre il concessionario non ha interesse alcuno che le varie attività funzionino a pieno regime. Il canone è già percepito dal conduttore a inizio stagione, con acconto anno precedente, probabilmente anche dai subaffittuari. Il valore, la classificazione è importante, però non deve essere mai dimenticato, va ribadito, che le spiagge sono un bene demaniale al servizio del cittadino, non per uno sfruttamento speculativo bensì un giusto utile per un´adeguata prestazione. Proprio per questo il controllo deve essere severo, diuturno, costante. Il servizio dato dall´apertura alla
chiusura, dalle 9 del mattino alle 19 della sera, orario fissato dalla Capitaneria di Porto. Personale adeguato, sempre presente, possibilmente gentile e non con bagnino targato "torno subito" o "pausa pranzo" E´ un bene comune, tutti hanno il diritto di usufruirne nel rispetto assoluto delle regole. Deve soddisfare la popolazione tutta, senza discriminazione alcuna. Inoltre si perpetua l´incresciosa abitudine di chiedere il versamento per l´ingresso agli stabilimenti, camuffando il biglietto con la scritta"Servizio di Spiaggia" La Legge, ribadita dalla Regione, stabilisce e recita: " È fatto obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione". Succede all´ingresso dello Stabilimento: "Sei Dipendente Acotral?"Risponde: "Ma me faccio ogni tanto quarche spinello"...Che hai capito...... lavori per l´Acotral? Qualche volta prendo il 301"....... Allora 1,5 euro a persona! Nello scontrino appare la scritta "Servizio Spiaggia". Non succede solo al Dopolavoro, al Mariposa ma in altri innumerevoli Bagni. Sono impedimenti puerili alla faccia della Vocazione Turistica, L´Ospite ignaro o per non discutere, paga, sicuramente, spenderebbe la stessa somma se non di più nella struttura stessa! Sono mazzate che allontanano dal Litorale il Turista! Chi è preposto all´applicazione della legge farebbe presto ad accertarsi e differenziare le strutture rispettose da quelle che fanno il buono e il cattivo tempo con stelle d´oro, d´argento, di bronzo. Gli Stabilimenti, i Bagni, le concessioni demaniali delle spiagge se non ci fossero andrebbero create per eliminare la maleducazione, la sporcizia creata dagli ineducati, pieni di pretese, ai quali sembra che tutto sia dovuto, pronti solo alle critiche, ai doveri degli altri, molto meno pronti a seguire le regole. Inutili i bandi contro vetro, bevande alcoliche, limiti di orario, di decibel, basterebbe seguire le disposizioni, rimanere negli ambiti stabiliti, nella tolleranza. La trasgressione deve essere contenuta in quei margini dove "non puoi fare quello che non vorresti fosse fatto a te". Parole scritte sulla sabbia, spazzate via da un vento impietoso carico di volgarità. Ben vengano le stelle ad illuminare le Amministrazioni per un corretto uso di un Bene Demaniale in concessione per Utilità Pubblica!

*Presidente AsshotelOstia

Approfitto per ricordare che dal dicembre scorso la struttura alberghiera di Giorgio Bertusi è presa in ostaggio dagli sfollati dell'alluvione all'idroscalo.




giovedì 9 luglio 2009

Basta un poco di municipale e il traffico va giù

Ecco chi ci governa.
Con una conferenza stampa si annunciano le iniziative sportive che avranno come palcoscenico Ostia e il litorale. Tra quelle che hanno ottenuto finanziamenti dal comune nero di Roma figura “Ballando sotto le stelle”. Sigh.

Il punto che tengo a sottolineare oggi è un altro.

Nelle scorse settimane è bastata una gara di triathlon, un'esibizione delle frecce tricolori a ingolfare il traffico lungo il mare, insostenibile già solo considerando i bagnanti del fine settimana.
Chiedo a Vizzani, presidente del XIII municipio, se si sta pensando a un piano di mobilità alternativo.
Risposta: avremo il massimo ausilio da parte della polizia municipale. [...] C'è in corso un ragionamento (!) tra polizia municipale e uffici tecnici, tutti quanti (paparapapara, nda) per vedere di evitare collassamenti del traffico.
Bene, Vizzani ha 62 anni e sono sicuro sarebbe uno splendido nonno.

All'estero come si fa?
Con sistemi gps si analizzano prima di tutto i possibili flussi di spostamenti. Quindi si modifica la frequenza delle corse dei treni, i tragitti degli autobus. Si aggiungono navette e si organizzano i taxi che dalle stazioni vicine permettono di raggiungere i punti sensibili. Insomma si fa una cosa molto banale: se a un evento si attendono 100.000 spettatori, si cerca di evitare che arrivino 100.000 automobili contemporaneamente.

A noi - figli di un dio minore - spettano invece le pattuglie della municipale.

A questa stantìa classe politica un'alternativa è ancora possibile. Basta volerlo.

venerdì 26 giugno 2009

Piove, governo ladro

Mia sorella ha trovato facilmente lavoro in una farmacia durante il governo Prodi, lo ha perso sotto il governo Berlusconi. Colpa delle politiche del governo? No, le è solo scaduto il contratto.

Però è lecito pensare – se dovessero andare in porto i tentativi di annullare le liberalizzazioni di Bersani – che, per lei, sarà più difficile trovare un altro impiego.
L'Antitrust: “Nella distribuzione farmaceutica, l'approvazione di riforme che riportino indietro le lancette dell'orologio ripristinerebbe di fatto il monopolio delle farmacie tradizionali, con la conseguente fuoriuscita di tanti nuovi operatori, che hanno dato vita a sconti sui prodotti fino al 22,5% del prezzo finale”.
Negli ultimi tre anni sono nati 2.700 punti vendita, fra parafarmacie e ‘corner della salute’ negli ipermercati, dando lavoro a circa 6 mila farmacisti (fonte L'Espresso).
Ecco cosa significa essere governati da un governo applaudito incondizionatamente da Confindustria e schiavo delle lobby. Basti pensare che la moglie del ministro della Sanità Sacconi è la dottoressa Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria che – capirete tutti – non ha certo interessi nel calmierare i prezzi dei farmaci.
Certo, tra festini e Pil in caduta libera, tra escort e leggi per imbavagliare l'informazione scritte sotto il dettato di Gelli e Riina, la maggioranza non cadrà certo per il suo tentativo di fare dietro-front sulle liberalizzazioni.
Ma ogni persona che abbiamo affianco sta soffrendo dell'operato di questo governo di Rodin-Hood alla rovescia. Farglielo capire è la missione di chi – come me e chi mi legge – cerca di informarsi al di fuori dei soliti canali.

mercoledì 3 giugno 2009

Intervista a Niccolò Rinaldi

Ecco i video dell'intervista che Niccolò Rinaldi - capolista nella circoscrizione Centro per l'Idv - mi ha rilasciato tra le bancarelle del mercato di Ostia. Nel primo video Rinaldi risponde su politica estera e sicurezza, nel secondo video invece dice qualcosa di più sul rapporto Grillo-Italia dei Valori.


martedì 19 maggio 2009

Almeno doverne rendere conto

Ero un ragazzino quando ho messo piede per la prima volta nella redazione del Giornale di Ostia. Diciannove anni compiuti da poco. Il direttore mi accolse con qualche convenevole. Poi mi mise davanti a un vecchio computer sgangherato. Mi diede un comunicato stampa della Provincia di Roma – allora ne era presidente Moffa – e disse: “Torno tra mezz'ora, tiraci fuori un articolo. Vediamo che sai fare”. Mi misi al lavoro. Ero molto teso. Finii in tempo. Il direttore tornò, lo lesse e annunciò che avrei fatto parte della redazione. Lavorai lì circa sei mesi. Mi divertii da morire. Beh, potevo permettermi di lavorare 6 giorni su 7 per un rimborso di 250 euro mensili. Non poteva che essere un bel periodo.

Non mi dilungo oltre tra i cunicoli dei ricordi. A chi interessano? Quel che ci tengo a dire è che non crediate – nessuno – che un piccolo giornale di periferia sia immune dai poteri forti. In quella redazione ho visto passare politici e potentati economici, ho visto censurare i miei articoli che attaccavano in maniera troppo diretta chi non doveva essere attaccato.

Me ne andai deluso. Disincantato. Per riprendere una boccata di fiducia ci volle un anno trascorso a Londra.

A quel tempo scrivevo degli assessori Pace, Pallotta, Innocenzi, Olive.

Poi Londra, anno 2003.

Siamo nel 2009 e dopo qualche giro tra il litorale e Roma me ne torno ad Ostia. Ritrovo Olive, Innocenzi, Pallotta, Pace. Non è cambiato niente. Sono sempre gli stessi.

19 maggio 2009. Scusate i salti temporali e concettuali, ma provate a seguirmi. Vengo al dunque.
Si riunisce la Commissione Ambiente del XIII municipio di Roma. Si discute di piste ciclabili. Interviene il consigliere Bonvicini – un signore dal linguaggio che non farebbe invidia a un commerciante di pesce nel mercato di piazza Vittorio – per dire che “se domani decidessimo tutti di prendere la bicicletta, considerando che siamo 250.000 abitanti, intralceremmo il traffico delle auto”.

Aggiungo io: “Poi la città sarebbe vivibile, avremmo aria più respirabile, meno traffico, più parcheggi per i disabili, più risparmio in termini economici e ambientali”. No, non possiamo permettercelo.

Ci sarebbe molto da aggiungere, molto da ragionare, discutere. Dovremmo fermarci tutti a pensare in mano a chi abbiamo messo il nostro bel municipio.

Ogni sforzo possibile per costringerli almeno a dover rendere conto. D'ora in poi, senza soluzione di continuità.




giovedì 14 maggio 2009

Aria fresca

Bologna. Campagna elettorale di Carlo Vulpio e Sonia Alfano per le prossime europee. L'aria che si respira è un misto di voglia di darsi da fare per cambiare le cose e aspettativa di rinnovamento. C'è anche Salvatore Borsellino. Parla con una giovane di Pino Masciari. “Su Repubblica lo hanno definito collaboratore di giustizia – si lamenta – come fosse un pentito”. In sala alcuni discutono delle liste civiche di Beppe Grillo. Alcuni ragazzi fanno parte del Meet Up di Bologna. Si ragiona del possibile rapporto tra l'Idv e le liste a 5 stelle.

Con Salvatore Borsellino in sala non si può non parlare di mafia. “All'Ucciardone trovarono aragoste e champagne dopo le stragi – ricorda -. Forse non solo lì. Forse si festeggiò anche sulle tavole di parecchi politici siciliani. E non solo”.

Al termine degli interventi ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Carlo Vulpio. Aveva detto poco prima che il partito aveva bisogno di una ripulita. Ne sono fermamente convinto anche io. “Luigi De Magistris ha detto di voler entrare nel partito e provare a cambiarlo dall'interno” – aveva detto Salvatore Borsellino ad alcuni ragazzi, anche loro scettici sul comportamento dell'Italia dei Valori a livello locale.

Due cose volevo sentirmi dire ieri a Bologna. E me le hanno dette entrambe.
“Non siamo specchietti per le allodole”. “Anche nell'Italia dei Valori serve una ripulita”.

E tra meno di un mese si vota.


venerdì 17 aprile 2009

Napoletani

Torno raramente al mio paese di origine. Di solito per i matrimoni. O per i funerali. Stavolta era l'occasione meno felice. Mia zia se n'è andata. Il ricordo che mi resta di lei è quella compostezza da matrona meridionale che le conferiva un potere carismatico unico tra quattro sorelle napoletane. I suoi talleur neri che ha saputo sempre indossare con portamento egregio. E il rossetto rosso fuoco sulla carnagione chiarissima. I capelli biondo platino e le risate sommesse. L'educazione con cui salutava e rispondeva “buonasera” alle signorine buonasera e “buongiorno” agli annunciatori dei tg.

Uscendo dall'autostrada a Caserta Sud e proseguendo verso Caivano ti accolgono due nigeriane seminude proprio sotto il cartellone “Benvenuti a Caivano, città di pace”.
E ti accolgono pure le parole di Travaglio e De Magistris. Sei un pazzo, mi direte. Invece proprio lì, sulla strada che conduce al centro di Caivano, poco prima del Parco Verde – la zona di spaccio a cielo aperto di cui parla Saviano nelle prime pagine di Gomorra – sorgono quei capannoni vuoti e inutili che De Magistris e Travaglio hanno spesso usato per spiegare come si mangiano i soldi dei finanziamenti dell'unione europea. Si presenta il progetto, si intasca la prima tranche di soldi, si comincia a costruire il capannone, si intasca il resto dei soldi. Quello che resta poi è un capannone abbandonato. Un pezzo di verde cancellato. Un po' di brutto in più. Qualcuno più ricco e più disonesto. Parecchi più poveri.

Il viaggio a Caivano mi ha lasciato con un po' di amaro in bocca. La sensazione strana che si ha quando a decine di domande non riesco a trovare nemmeno una risposta convincente.
Un cartellone fuori la sede del Pd locale ricorda che la maggioranza in consiglio comunale a due anni dalle elezioni non è ancora riuscita a mettersi d'accordo per eleggere la giunta.

L'affetto e il calore umano che avverto intorno alla mia famiglia che ha subito questo lutto è spesso. E' sincero? Credo di sì. Il calore che ti dà la gente lo puoi quasi strofinare addosso.
Poi dai un'occhiata al traffico e a quell'irrispettoso rumore di clacson che – a me e mio fratello che non siamo abituati – fa aumentare il battito cardiaco.
“Ma non si muore d'infarto a fine giornata qui?” chiedo a mio cugino.
Lui mi spiega che ci si fa l'abitudine. E mi spiega inoltre che tutti strombazzano pur sapendo che – per dispetto – l'automobilista davanti a noi rallenterà.

Poi rivedo tutto quell'affetto. E i motociclisti senza casco. E i ciclisti che occupano la carreggiata. E i clacson degli automobilisti. E le corna che fanno i ciclisti. E il pane caldo. E le mozzarelle di bufala.

Napoli non è solo malcostume. Sono nato lì, anche se l'ho vissuta così poco.
Napoli è anche Luigi De Magistris. Il mio amico Antonio, napoletano trapiantato altrove anche lui, mi ha detto che a De Magistris affiderebbe senza preoccupazione il portafogli.

Mi sono detto che solo un napoletano sa giudicare un altro napoletano. E allora lo voterò con ancor maggior convinzione.


mercoledì 1 aprile 2009

Sfregiati

Ho spesso scritto i miei post sulla scia emotiva di una porcata. Ed è così anche oggi, quando leggendo le bacheche Facebook delle persone che stimo mi imbatto in questa notizia: Fitto indagato (e si sapeva), Alfano manda gli ispettori a Bari. Sì, sembra un pesce d'aprile. Invece questa vomitevole solidarietà tra ministri è autentica. Il ministro della giustizia manda gli ispettori nel tribunale che sta indagando il collega agli Affari Regionali. E' vergognoso, eppure è tutto vero.

Da discutendo.ilcannocchiale.it riporto l'invidiabile carriera giudiziaria del faccino acqua e sapone di Raffaele Fitto “[...] Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in turbativa d'asta dal Gup del Tribunale di Bari. I fatti si riferiscono a qualche anno fa, quando il Ministro era ancora Presidente della Regione Puglia, e avrebbe favorito la vendita della "Cedis" (per 7 milioni, anzichè i 15 di valore stimato) ad un acquirente "predeterminato". Inoltre, per Fitto pende, sempre davanti al Gup di Bari, una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti: Fitto avrebbe intascato una tangente di 500.000 euro, sottoforma di finanziamenti per la campagna elettorale delle Regionali 2005, dal Gruppo Angelucci (coinvolto anche negli scandali sanità di Abruzzo e Lazio) per l'affidamento dell'appalto di gestione di 11 residenze sanitarie assistite dalla Regione Puglia. Indagine per la quale nel Giugno 2006 fu chiesto anche l'arresto di Fitto, respinto dal Parlamento, ovviamente [...]”.

Quello che continua a credere in Berlusconi e nel Popolo della Libertà provvisoria è un Paese sfregiato. Che solo pochi anni fa si indignava alla pronuncia del nome di Craxi – di un criminale morto latitante – e che oggi invece vota per il 40% un partito che annovera proprio Craxi tra i padri fondatori. E non si vergogna più a proclamarlo.

Ho sempre riposto fiducia in Marco Travaglio, ma quando lo sentivo dire che oggi l'Italia è sfregiata non gli ho mai creduto. Quando diceva che quindici anni fa si vincevano le elezioni glorificando Di Pietro e oggi si vincono le elezioni beatificando Mangano, non volevo crederci. Nel senso, speravo che il fulcro dei nostri mali fosse altrove.
Invece è lì. Oggi siamo assuefatti all'illegalità. Quel desiderio di giustizia, la pretesa che chi ci governa sia immacolato (non solo dal punto di vista penale, ma anche da quello etico e sociale) non c'è più. La folla che tentava di linciare Scalfaro ai funerali di Falcone oggi – se venissero uccisi Genchi o De Magistris – probabilmente continuerebbe a guardare il Grande Fratello.

Lo noto parlando con la gente. Siamo rassegnati. Un collega ieri cercava di spiegarmi che nella parola politica sta già l'accettazione del malaffare. Non so dove l'abbia sentito, o letto. Magari si sta intervenendo anche sulle parole. Orwell in “1984” lo prediceva.

Lo scoramento c'è, non lo nego. Nel mio piccolo continuerò a denunciare ogni porcata della nostra classe politica – per quanto possa significare. Se solo una persona leggendo si indignerà e si rimboccherà le maniche cercando di dare il proprio contributo al cambiamento, ne sarà valsa la pena. E questo mi fa sentire meglio.


venerdì 27 marzo 2009

Più brutta

Qualche tempo fa mi sono detto che non avrei lasciato questo Paese perché sentivo ancora disponibili le energie per poterlo migliorare. Nel piccolo ambito delle idee, delle buone pratiche, del rispetto per l'ambiente in cui viviamo e del prossimo con cui ci rapportiamo.

In quest'ultimo anno ho visto un Paese che si è abbruttito ulteriormente. E mi fa male.

Questo governo di piduisti mafiosi lo sta sfregiando. Mese dopo mese continua a flaggare i punti del Piano di rinascita di Gelli.

Fa il contrario speculare di quello che ha bisogno l'Italia. Lo affossa. Esalta gli egoismi. Ridicolizza l'amore per la cosa comune. Schernisce la nostra sete di giustizia sociale.

Oggi dal governo escono fuori interventi come il “piano casa” (ovvero il condono edilizio a monte), la riforma della giustizia (leggasi condono dei reati mafiosi a monte), la legge sul fine vita (leggasi condono della libertà a monte, ovvero te la condono così non c'è più).

Oggi parlare di sviluppo significa costruire grattacieli. Oggi se si impedisce di costruire sulle coste della Sardegna incontaminate si viene tacciati di morte del turismo. Oggi se si chiede di mettere in atto tutte le possibilità che la tecnologia ci regala per poter sconfiggere la criminalità si viene tacciati di essere giustizialisti.
Sono deluso, amareggiato. Questo non è il paese in cui voglio vivere.
Alla fine di questa stagione politica resterà un Italia più brutta. Da qualsiasi punto di vista la si guardi.

venerdì 13 marzo 2009

Non chiamatelo Obama, per cortesia

Ieri Matteo Renzi, vincitore delle primarie del Pd per il posto di primo cittadino di Firenze, è stato ospite ad Annozero. Renzi da alcuni è stato definito l'Obama de no' artri. Se la politica italiana non è in grado di partorire niente di meglio di Renzi, siamo alla frutta. Renzi come presidente della provincia di Firenze ha speso migliaia di euro per finanziare una campagna di pubblicizzazione dell'inceneritore (che lui e Bassolino si ostinano a definire termovalorizzatore in barba alle diffide dell'UE). Renzi non ha niente di nuovo, non ha saputo indicare alcuna via alternativa se non snocciolare qualche dato di diminuzione di tasse e aumenti di stanziamenti. Renzi è un politico di 34 anni che – come ricordava un ragazzo dei meetup ospite in studio – è capace di insultare un'oncologa affermata che scientificamente dimostra i mali delle emissioni di un inceneritore. E sventola l'esempio di Vienna senza minimamente conoscere la politica austriaca dei rifiuti che disincentiva con tutti i mezzi possibili l'incenerimento. E non è vero che ai cittadini di Vienna piace l'inceneritore di Spittlau. Hanno persino preteso un tabellone luminoso dove poter controllare in tempo reale i livelli dei gas emessi.

Non abbiamo bisogno di Renzi, davvero. Non cambia nulla con lui. Gli under 40 validi sono Marco Boschini - assessore del comune di Colorno alle politiche giovanili e coordinatore dell'associazione comuni virtuosi - Alessio Ciacci, assessore del comune di Capannori - il primo comune in Italia che si è prefisso l'obiettivo rifiuti zero, proprio come la California – e Matteo Incerti – giornalista libero che Beppe Grillo ha scelto per le sue liste civiche a 5 stelle per spiegare le strategie nella gestione dei rifiuti (che lui definirebbe materia che ha terminato il compito originario per cui era stata modellata).




Non ci vuole molto, in realtà. Ma talvolta una semplice operazione mentale che porti a uscire da schemi collaudati nella nostra testa può essere più difficile che scavare l'Everest.
Renzi ieri avrebbe potuto dire cose semplici. Per chi come me segue Beppe Grillo e gli amministratori virtuosi dei comuni italiani, quasi ovvie. Ma non ne è in grado.
Lampioni a LED alimentati da pannelli solari senza più bisogno di collegamento alla rete elettrica.
Centri di riciclo per ritrasformare i rifiuti in materia prima seconda.
Gruppi di acquisto per installazioni di pannelli solari e il raggiungimento dell'autonomia energetica di tutti gli edifici.
Incentivi agli orti urbani per l'autoconsumo e il miglioramento dei microclima delle città. Firenze ne avrebbe davvero bisogno.
Bike sharing, car sharing, telelavoro per chi sbriga pratiche nella pubblica amministrazione. Altro che cementificazione per costruire le nuove sedi faraoniche di Provincia e Regione!
Renzi vincerà e non molto cambierà per Firenze. Servirebbe almeno un eletto a 5 stelle per imporre l'agenda politica di cui ha bisogno il nostro Paese a partire dalle realtà locali. Incrocio le dita.

martedì 3 marzo 2009

Se vi dicessero che più decresce il Pil, meglio è...

Propongo in questo post i video che ho girato lo scorso 26 febbraio a Palazzo Valentini, dove si è tenuto il convegno "La strategia della lumaca". Maurizio Pallante nel suo intervento propone una visione diversa (sembrerebbe ovvia, e per questa rivoluzionaria) della maniera in cui costruiamo e percepiamo la ricchezza. Proprio in questi giorni si parla di crollo del Pil per l'Italia. Per molti parlare di Pil significa parlare della quantità di ricchezza che produce il Paese. In realtà non è così. Il Prodotto interno lordo misura la quantità di merci scambiate attraverso denaro. Notate bene: merci, non beni. Pallante nei video che vi propongo spiega bene la differenza (mi scuso per l'audio non ottimo, bisogna tenere il volume un poco alto). E invita dunque a riflettere sul fatto che se un bene viene autoprodotto (magari in maniera più sana ed eco-compatibile) pur soddisfacendo un bisogno, non viene conteggiato nella misurazione del Pil. Che quindi decresce. Gli economisti si metterebbero le mani nei capelli. Il MDF (movimento per la decrescita felice) no, affatto.

Lascio che i video illustrino a grandi linee la politica della decrescita aggiungendo solo due elementi.
Primo: non va confusa la decrescita con la recessione. La decrescita sta alla recessione come una persona che mangia poco perché è a dieta sta a una persona che mangia poco perchè non ha i soldi per comprare da mangiare.
Secondo: Pallante sta descrivendo le linee guida del programma delle Liste Civiche a 5 stelle di Beppe Grillo e credo quindi vada seguito con particolare attenzione.



venerdì 27 febbraio 2009

Non tiriamoci indietro ora

Genchi ha voglia di fare i nomi. Lo avevo capito quando ha risposto alla mia domanda su Facebook (vedi post precedente). Ora, con la pubblicazione sul blog di Beppe Grillo di questa intervista, ha dimostrato di voler fare sul serio. In Genchi oggi è riposta la nostra speranza di veder finalmente finire la seconda Repubblica. Ma ha bisogno del sostegno di tutta la nazione. Chi si tira indietro oggi ne dovrà rendere conto.

domenica 22 febbraio 2009

Genchi resisti, per favore



Riporto un brevissimo scambio di battute tra me e Gioacchino Genchi su Facebook.



Io.

Sig.Genchi, so che non mi risponderà mai, io la butto lì comunque! Rutelli con lei è feroce...ma quanto sta inguaiato???

G.Genchi
Caro Raffaele,
vedo che hai intuito. In fondo non era difficile. Di Rutelli come di tanti che ora ci inquisiscono (compreso i ROS) ci stavamo attivamente occupando nell'indagine di Catanzaro. C'erano precisi riferimenti intercettivi, fatti e circostanze processuali che si stavano approfondendo, anche con riguardo a possibili collusioni col mondo dell'imprenditoria e dei servizi segreti. Grazie al golp mediatico-giudiziario, da inquisitori siamo diventati inquisiti. Questo è accaduto a me, come al dr. Luigi de Magistris, ai magistrati di Salerno ed quanti altri (compresi alcuni giornalisti) hanno solo cercato la Verità, senza alcun preconcetto. In compenso Mastella sta mettendo la cambiale all'incasso e, con la pantomima dell’intercettazione del suo cellulare, dopo avere fatto cadere il governo Prodi e dato il via al ritorno di Berlusconi, viene premiato e candidato per le elezioni europee. Ti serve altro? ... O arrivi da solo al resto....
Un caro saluto
Gioacchino Genchi


Io.
La ringrazio davvero per l'attenzione! Non me l'aspettavo. Ricapitolando: il presidente del Copasir che si occupa di lei, Rutelli, è un esponente di spicco dell'opposizione. Probabilmente non è obiettivo nei giudizi che dà del suo operato. L'indignazione verso il Pd da parte del popolo della sinistra è dovuta anche ad una presa di posizione non chiara a difesa dei bravi magistrati: De Magistris, Forleo, Apicella etc. Ora ho la conferma che non c'è nemmeno la speranza che ciò avvenga in futuro,a meno di un azzeramento dei vertici (che solo dei sognatori possono sperare). Personalmente voto Di Pietro già dal 2006, ma non può che farmi male la consapevolezza che non potremo avere l' opposizione del pd alla deriva dittatoriale a cui stiamo assistendo. Non mi arrendo e scendo ogni giorno in piazza (studio e lavoro permettendo), ma così è dura. E' durissima.

venerdì 20 febbraio 2009

Convegno "Obiettivo rifiuti zero". Missione compiuta

Possiamo dire di avercela fatta. Il gruppo Amici di Beppe Grillo e Claudio Zolesi del XIII municipio ha portato dignitosamente a termine il suo primo convegno. Gli argomenti vertevano intorno all'obiettivo rifiuti zero. Giulio Passarini ci ha dunque scientificamente illustrato in cosa consistono gli inceneritori. Fulvia Causio ci ha descritto come fare il compost e le tecniche di riduzione dei rifiuti. Marco Giustini, consigliere municipale del XVI ci ha delineato la situazione della discarica di Malagrotta. Giorgio Bertusi, presidente dell'Asshotel Ostia ci ha dato idee per una nuova imprenditoria del riciclo, più o meno quello che ha fatto anche Massimo Piras, promotore della campagna "Non bruciamoci il futuro" (www.nonbruciamocilfuturo.org) In particolare sono stati ben sottolineati i vantaggi enormi di un centro di riciclo alla maniera di Vedelago rispetto all'utilizzo degli inceneritori o della discarica. Matteo della bottega Capo Horn, da ultimo, ha fatto sapere ai partecipanti che all'interno del suo esercizio la strategia rifiuti zero è già in atto da un bel po' e la tendenza è quella di continuare sulla stessa via (http://lequoblogroma.blogspot.com).
Non aggiungo molto, se non il fatto che gli sforzi che abbiamo messo in campo sono stati ingenti e nonostante paure e tentennamenti è venuto fuori un incontro interessante . Se solo uno degli spettatori dopo aver assistito al convegno avesse cominciato a riflettere sulla maniera di applicare alla propria vita la strategia delle tre R (riduzione, riuso, riciclo), l'obiettivo che ci eravamo prefissati è stato raggiunto. Ulteriori descrizioni le lascio alla visione dei video che ho girato.




martedì 17 febbraio 2009

Le coste della Sardegna in mano alla governante Cappellacci

Soru ha perso. Sono deluso. Perdere fa parte del gioco, bisogna starci. Ma perdere dal commercialista di Berlusconi è abbastanza frustrante. Non sono deluso dal fatto che abbia perso il Partito Democratico perché Soru non ha niente a che fare al momento attuale con il Pd. Soru è ancora antiberlusconiano, ha tentato di denunciarlo (imbattendosi contro il lodo Alfano-scudo spaziale), si indigna ed evidenzia gli assurdi comportamenti del Premier. 
Se si perde bisogna starci. Quello a cui non mi va di stare è un Presidente del Consiglio che comodamente seduto sui salotti delle sue televisioni diffama Soru senza contraddittorio. Quello a cui non mi va di stare è un Presidente del Consiglio che - così come già fatto in Abruzzo - va a fare campagna elettorale a nostre spese in Sardegna, senza minimamente interessarsi ai problemi che invece sarebbero di sua competenza. Quello a cui non mi va di stare è un Presidente del Consiglio che dalla sua posizione privilegiata fa promesse ai sardi barattando un voto. Non mi assuefarò mai a questi atteggiamenti.

Domenico Finiguerra, sindaco del comune di Cassinetta di Lugagnano, primo comune in Italia a PRG 0 (sì sì, piano regolatore zero!) scrive "in Sardegna stravince il partito del cemento e il modello cultrale Berlusconian-Briatoriano. Lungo è il cammino di chi vorrebbe un'Italia diversa...". Credo abbia ragione. Il cammino si fa giorno dopo giorno più lungo. 

Stamattina alla colf Belpietro, la governante Cappellacci diceva già di voler cambiare la legge salva-coste di Soru. Mi fa venire la pelle d'oca. Spero non accada.
Non sostenevo Soru perchè appartenente al Pd. Sostenevo Soru perché parlava di preservazione del territorio, del paesaggio, del suolo per le generazioni future. Vorrei che esprimesse la stessa sensibilità ogni singolo amministratore, dal piccolo comune al Parlamento. Ora, in Sardegna, tutto questo è affidato al commercialista di Berlusconi. Auguri.

sabato 14 febbraio 2009

La mia rabbia è la mia forza

Ero a piazza Farnese il 28 gennaio scorso. Ne ho già parlato nel post "Meglio essere ammazzati come Borsellino che morire a poco a poco". E' stata una giornata stupenda che ho condiviso con Silvana. La ricordo come fosse ieri. Gli interventi degli uomini liberi come Salvatore Borsellino, Marco Travaglio, Sonia Alfano sono stampati nella mia mente. Anche l'intervento di Di Pietro. Sono tornato di corsa a casa dopo la manifestazione, appena in tempo per mangiare un boccone e guardare il resoconto dei tg. Erano già passate le 14 e sono dunque riuscito a vedere solo il tg3. Delle parole di quegli uomini liberi non c'era traccia, solo l'accusa a Di Pietro di vilipendio al capo dello Stato. La notizia ha occupato le prime pagine e i titoli di giornali e telegiornali. Addirittura Dominioni, l'avvocato di casa Berlusconi, denuncia il leader dell'Idv. E ancora prime pagine. Ora che per Di Pietro viene chiesta l'archiviazione, la notizia non merita che qualche breve trafiletto. Riescono a trasformare in merda i momenti più belli della mia vita. Oggi la politica e l'informazione asservita ai partiti riescono a trasformare in merda pure le mie emozioni. Vivo una giornata indimenticabile e quello che mi urlano al tg è "non hai fatto altro che assistere al meschino vilipendio a Napolitano da parte di Di Pietro". Dopo qualche settimana sussurrano appena che si erano sbagliati.

Il prossimo step è censurare i blog, youtube e facebook. Ovvero dove mi esprimo, mi informo e mi relaziono. Spero di non offendere la sensibilità di nessuno se mi domando "è ancora un uomo quello a cui vengono tolte le emozioni, la possibilità di condividere con gli altri i pensieri e l'interpretazione di quanto accade intorno a noi?".

Ecco il video di Antonio Di Pietro. Glielo dobbiamo tutti.

sabato 7 febbraio 2009

Decido della mia vita. E della mia morte.

Non voglio parlare oltre del caso Eluana Englaro. E' stato detto tutto e il contrario di tutto, non abbiamo bisogno di altre parole. Un aspetto è stato solo accennato: ci sono milioni di persone in questo Paese che hanno voglia di sentirsi padroni delle proprie vite. La vita è mia, non è di un Dio a cui non credo, non è di nessun altro. Rispondo alle leggi che governano il vivere civile (e vorrei tanto poter rispondere ancor di più alle leggi che regolano gli equilibri del mondo naturale, ma non sono io a sfidare gli ecosistemi). Non devo rispondere a nessuno nel caso capissi che la mia vita non possa più definirsi tale. Personalmente sono favorevole all'eutanasia, ma in questo Stato clerico-bigotto mi pare un'utopia. Comunque non voglio sul mio corpo nessun accanimento. Non voglio restare anni, decenni, a non vivere come un vegetale. Non sarei mai così egoista nei confronti della mia famiglia.

Chiedo una sola cosa, nel caso si arrivasse a una decente legge sul testamento biologico: tutti i politici che oggi si schierano contro il padre di Eluana devono dichiarare che vogliono su di loro l'accanimento tarapeutico, che vogliono far restare amici e familiari intorno a un letto di morte per anni, per almeno 17 anni. Non so se parlo sull'orlo dell'inquietudine di questo momento, ma oggi è quello che pretendo. Vi schierate contro i gay e a favore della famiglia (perchè il vostro minuscolo cervello ritiene che le due cose si elidano) e poi divorziate, vi risposate, prolificate con donne diverse. Stavolta la vostra irriverente incoerenza non vi verrà perdonata.

giovedì 5 febbraio 2009

SVEGLIAMOCI

La deriva fascista del governo Berlusconi è oramai evidente. Solo chi ha gli occhi foderati di tg asserviti può non accorgersene.
Il bavaglio alle intercettazioni favorirà il crimine. Anche questo mi pare evidente. Palate di mafiosi vengono arrestati grazie alle intercettazioni. Un presidente del Consiglio che aveva in casa Mangano e tuttora va a braccetto con Dell'Utri probabilmente ai voti di Cosa Nostra ci tiene. Senza pensare alle decine di intercettazioni di cui è stato protagonista in prima persona.

Qui se la ridacchia con Dell'Utri per una “bombetta” di Mangano. L' “eroe” a cui affidava i propri figli e i propri cavalli.

Il permesso di soggiorno costerà 200 euro. I medici potranno denunciare gli immigrati clandestini che si affidano alle loro cure. Si sta delirando, spostando l'attenzione verso gli immigrati come se fossero loro la causa della nostra disfatta economica.
Oggi se apriamo una attività economica e riusciamo ad andare avanti è solo grazie a immigrati che lavorano 15-16 ore al giorno e vengono pagati per 8. Ho lavorato in 7 ristoranti fino ad ora: le cucine vengono portate avanti esclusivamente da extracomunitari che lavorano come muli per stipendi da fame.
Oggi se il nostro sistema previdenziale non è collassato è solo grazie alle migliaia di stranieri che pagano regolarmente le tasse ma nella gran maggioranza dei casi non arrivano a riscuotere la pensione. Su questo si tace. Poche isolate voci ci dicono che se gli extracomunitari oggi lasciassero il nostro Paese in blocco ci metterebbero in ginocchio. Saremmo costretti ad implorare loro di tornare.
Proprio ieri una mia amica mi ha chiesto se conoscessi una badante, la madre ne ha un disperato bisogno. Le badanti oggi sono soprattutto donne dell'est che si prendono cura dei nostri anziani. Svolgono un ruolo impagabile. Se venissero meno saremmo costretti ad implorare loro di tornare.
Quando si ha di fronte un popolo trasfigurato in aspiranti veline e troniste spostare l'attenzione è fin troppo facile. Laddove si volesse andare a scavare seriamente nel cuore dei problemi, ecco quello che succede.

Il Governo sta ora cercando di cambiare le regole della composizione della Corte dei Conti per poter più facilmente controllare quest'altro strategico organo.

Il Governo pensa a un decreto legge in extremis per impedire ad Eluana Englaro di morire dignitosamente, in barba a una sentenza della Corte di Cassazione.

Il ministro Alfano mortifica la procura di Salerno che fa il suo dovere, toglie lo stipendio e la dignità ad un procuratore serio dalla condotta irreprensibile come Luigi Apicella.

Berlusconi diffama Soru comodamente seduto sulle poltroni delle sue televisioni, lo scudo spaziale del Lodo Alfano lo rende inattacabile da qualsiasi tentativo di controdenuncia.

Cosa altro serve per convincerci? Ragazzi questa è dittatura. Svegliamoci.

martedì 3 febbraio 2009

Siamo medici o caporali?


Colgo l'invito di un mio lettore a segnalare la petizione promossa dalle principali associazioni di medici che quotidianamente curano i nostri immigrati. Il delirio xenofobo della Lega ha raggiunto livelli deliranti. Un emendamento al decreto sicurezza prevede l'obbligatorietà della segnalazione alle autorità qualora un immigrato clandestino si rivolga alle strutture sanitarie, per essere curato. Avete capito bene. Si ritiene in questo modo di poter stanare - uso a proposito un termine caro a George W. Bush - quache clandestino in più, quando è evidente che il risultato sarebbe una rinuncia alle cure. E non solo.

“Il rischio di essere segnalato creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza, in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie - dicono i Medici Senza Frontiere - . Ciò potrebbe creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri - con aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati - e ripercussioni sulla salute collettiva - con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili”.

“La cancellazione del principio di non segnalazione – continua l’appello - vanificherebbe inoltre un'impostazione che nei 13 anni di applicazione (il principio è presente nell'ordinamento italiano già dal 1995) ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri: riduzione dei tassi di Aids, stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno-infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale…)”.

Per sottoscrivere la petizione http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it/

domenica 1 febbraio 2009

Una colata di cemento sulle bellezze archeologiche ci sotterrerà

Andrea Schiavone e Paula de Jesus sono innanzitutto belli insieme. Belli quando combattono, belli quando pretendono che le leggi vengano applicate, belli quando – voglia di fare in una mano e competenza nell'altra – tengono il fiato sul collo alle amministrazioni con cui devono fronteggiarsi. Già, perchè con le amministrazioni ci si fronteggia, oramai. Loro, pagati con le nostre tasse per fare i nostri interessi, sono diventati il nemico peggiore. Ma già sto esulando dall'argomento di questo post. E' un mio vizio e Andrea me lo ha cortesemente rimproverato anche ieri mattina.
Andrea Schiavone è a capo dell'associazione culturale Severiana. Paula de Jesus già a capo del comitato di quartiere Acilia-Madonnetta (è stata lei a spiegare a Report nella famosa puntata sull'urbanizzazione di Roma quello che stava succedendo alle Terrazze del Presidente) è ora presidente del comitato civico entroterra XIII.
Ieri l'associazione “Severiana” (www.severiana.it) ha organizzato una visita guidata gratuita per far conoscere il patrimonio archeologico mortificato del territorio del XIII municipio. Andrea ci ha fatto da cicerone. Fare un tour dell'entroterra lidense è come percorrere una grossa gimkana di cantieri edili. Il nostro verde ne è mortificato. Gli alberi girano le fronde dall'altra parte alla vista delle ruspe. I residenti (a cui da decenni vengono promessi adeguamenti nella fornitura di servizi) tremano. La Cristoforo Colombo sempre un po' più trafficata. Traffico interno sempre un poco più intenso sulle strade. E strade sempre più bucate. E buche che diventano voragini. Una catena lunga di disservizi che una miriade di comitati di quartiere sta cercando di spezzare.
Andrea oggi nelle 4 ore a disposizione è riuscito a mostrarci solo una piccola percentuale di ciò che offre il quadrante tra Monti San Paolo, Acilia, Infernetto e la zona Longarina. Un mosaico di acquedotti romani, ville rustiche e sepolcreti che potrebbero venire cancellati nel giro di pochi anni con un colpo di spugna. Che poi vuol dire un colpo di ruspa più un bel colpo di ignoranza.

Abbiamo iniziato dall'Infernetto e un cantiere che gli Amici di Beppe Grillo del XIII municipio avevano già seguito con Stefano e Fulvia quando querce di almeno ottant'anni sono state abbattute. Degli alberi secolari della zona (via Bedollo) solo un tiglio è rimasto. Per fare spazio a un residence. Ah, anche ad altri alberi, dimenticavo. Durante gli scavi è venuto alla luce un acquedotto romano del I secolo d.C. Persino la Presidenza della Repubblica attraverso un suo consigliere si è interessato alla faccenda.
Cosa ne sarà dell'acquedotto, per ora, non si sa. Quel che è certo è che al momento l'ipotesi di realizzare un antiquarium per salvaguardarlo e renderlo fruibile è scartata.

L'itinerario è proseguito su via di Acilia, laddove dovrebbe avvenire il raddoppio del grande ingorgo che congiunge via Ostiense e via Cristoforo Colombo. Per ora ci sono solo le Terrazze del Presidente, fortunatamente bloccate da un intervento della Procura di Roma che indaga sul condono edilizio dell'area. In questo video Andrea Schiavone fa il punto della situazione.


Altra tappa, altro sdegno. La villa rustica di Fralana, scoperta nel 1987, è al centro di quest'area verde a Malafede. Gli unici che paiono interessarsene sono i cani che vanno a defecarci sopra.
Nei video la spiegazione di Andrea Schiavone e la mia polemica col consigliere municipale Stefano Salvemme.


Salvemme mi ha poi avvicinato dicendomi che il consiglio municipale può ora essere filmato senza problemi, previa registrazione delle presenze all'ingresso. Ha aggiunto che la tecnologia va avanti più veloce della politica. Su questo gli do in parte ragione. Sarebbe stato più giusto dire che vanno in direzioni opposte: la tecnologia aiuta la trasparenza e la partecipazione, la politica si arrocca su se stessa e sulla stampa asservita. Ma recepisco pure il dato positivo, non voglio essere tacciato di disfattismo: Salemme mi ha garantito zero problemi nel riprendere il consiglio municipale. Mi fa piacere.

A Monti di San Paolo è il sepolcreto ad essere al centro dell'attenzione. Nell'area di aggregazione che sta sorgendo NULLA sembra voler essere fatto per custodire i reperti della zona, di cui si è a conoscenza dal 1923. Solo strade per ora.

A Dragoncello fortunatamente il cemento per ora è un poco più lontano. Più lontana ancora l'attenzione dell'amministrazione romana e municipale. 2500 mq di ville rustiche non devono poi significare molto, no? Murature del VI secolo a.C. forse legate alla nascita stessa di Ostia non bastano per donare all'area la dignità di museo a cielo aperto che gli spetta. Un impianto termale e finissimi mosaici possono ben stare sotto la sterpaglia.



Longarina è oggetto di una spaventosa opera di “riqualificazione” con centro commerciale e piscina. Sequestrata e poi riaperta, l'area è oggetto di indagine da parte della procura di Roma.

Alla denuncia dovrebbe seguire un atteggiamento propositivo. Su questo siamo d'accordo. Non sono un esperto archeologo tantomeno un urbanista ma non voglio venire meno al momento dell'iniziativa. Proposte: salvaguardare il patromonio archeologico, investire su di esso risorse che poi verrebbero largamente ripagate. Ovviamente una classe politica che si lascia guidare solo dall'emergenza (emergenza reperimento voti, si intende) non è in grado di farcela.

Investire sul patrimonio culturale significa nuovi posti di lavoro attraverso l'utilizzo e la conservazione. Andrea suggeriva cooperative di giovani che potrebbero prendersi cura degli scavi. Per non parlare delle guide turistiche, gli interpreti, gli addetti ai bookshop, la possibilità di convertire in bed and breakfast gli appartamenti utilizzati soltanto durante l'estate. Un'amministrazione lungimirante si adopererebbe per creare un vero tour del litorale.
Basti pensare agli scavi di Ostia Antica, al mare e alla vicinanza dell'aeroporto di Fiumicino. La visita del tredicesimo municipio potrebbe rappresentare l'ultimo giorno a Roma dei viaggi di milioni di turisti. Scavi di Ostia Antica, le altre bellezze archeologiche (nel circuito sarebbe facile far rientrare la necropoli dell'Isola Sacra) e per chi vorrà mare o pineta di Castelfusano. Ristoranti che farebbero buoni affari, alberghi sul litorale pieni tutto l'anno (e questo significherebbe migliaia di posti di lavoro, ovviamente) e l'indomani partenza da Fiumicino.
Ricchezza solo valorizzando la cultura e la natura. Ma un progetto di quest'entità richiede lungimiranza. Tutto il contrario di ciò che fa la politica.

mercoledì 28 gennaio 2009

Meglio essere ammazzati come Borsellino che morire a poco a poco

Stamattina ho partecipato alla manifestazione organizzata da Sonia Alfano a sostegno di Luigi Apicella e i bravi magistrati italiani. E' stato un grosso urlo collettivo che reclamava giustizia e rispetto della Costituzione. E' stato un gesto di sdegno comune, partito dal basso per gridare NO a chi calpesta la democrazia, a chi sputa in faccia alla Costituzione, ai delinquenti, ai mafiosi e agli amici dei mafiosi che occupano i posti più importanti delle istituzioni.
Una piazza gremita ha pianto insieme, al ricordo di Falcone e Borsellino. Hanno partecipato tra gli altri Marco Travaglio, Carlo Vulpio, Antonio Di Pietro e Beppe Grillo.

E' stata una bella giornata che ho avuto il piacere di condividere con Silvana. All'entrata in piazza da Campo dei Fiori mi sono imbattuto in Beppe Grillo, gli ho stretto la mano e ci siamo augurati a vicenda di scoprire una piazza gremita. E così è stato.

Riporto l' intervento di Salvatore Borsellino, a mio avviso quello più carico dei sentimenti che dentro coviamo anche noi. La rabbia e la voglia mista a speranza che le cose cambino.



La stampa asservita ha ovviamente ignorato la sete di giustizia e onestà che trasudava dalla pelle di ognuno dei presenti. Si è focalizzata su un pretestuoso attacco a Di Pietro, reo di aver chiesto la libertà di esprimere il proprio dissenso nei confronti di alcune prese di posizione del Presidente della Repubblica. Ma ce lo aspettavamo tutti. Di Pietro è l'unico che ha potuto ricevere applausi dalla piazza Farnese di oggi, una piazza che non ha fatto sconti. La lottizzazione politica dei media non poteva farla passare liscia. Il servilismo dei giornalisti ha fatto il resto.

In piazza mi sono imbattuto in Carlo Costantini, il candidato dell'Italia dei Valori alle scorse elezioni regionali in Abruzzo. Ho seguito attentamente la sua campagna elettorale. Ho notato una fine sensibilità e una piacevole competenza per quel che concerne i temi ambientali e di gestione dei rifiuti. Oggi incontrandolo mi ha fatto piacere dirglielo. Ho aggiunto che, secondo me, Di Pietro per accaparrarsi le simpatie dei "Grillini" dovrebbe fare lo stesso. Ho argomentato a modo mio ed è stato educatamente ad ascoltarmi. Alla fine mi ha risposto che il partito sta lavorando anche su questi temi, soprattutto in relazione alla proposta governativa del nucleare. Mi ha stretto entrambe le mani e mi ha fatto un gran sorriso dicendo: "Mi ha fatto molto piacere quello che mi hai detto, davvero". Me ne sono andato a lavorare contento.