venerdì 26 giugno 2009

Piove, governo ladro

Mia sorella ha trovato facilmente lavoro in una farmacia durante il governo Prodi, lo ha perso sotto il governo Berlusconi. Colpa delle politiche del governo? No, le è solo scaduto il contratto.

Però è lecito pensare – se dovessero andare in porto i tentativi di annullare le liberalizzazioni di Bersani – che, per lei, sarà più difficile trovare un altro impiego.
L'Antitrust: “Nella distribuzione farmaceutica, l'approvazione di riforme che riportino indietro le lancette dell'orologio ripristinerebbe di fatto il monopolio delle farmacie tradizionali, con la conseguente fuoriuscita di tanti nuovi operatori, che hanno dato vita a sconti sui prodotti fino al 22,5% del prezzo finale”.
Negli ultimi tre anni sono nati 2.700 punti vendita, fra parafarmacie e ‘corner della salute’ negli ipermercati, dando lavoro a circa 6 mila farmacisti (fonte L'Espresso).
Ecco cosa significa essere governati da un governo applaudito incondizionatamente da Confindustria e schiavo delle lobby. Basti pensare che la moglie del ministro della Sanità Sacconi è la dottoressa Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria che – capirete tutti – non ha certo interessi nel calmierare i prezzi dei farmaci.
Certo, tra festini e Pil in caduta libera, tra escort e leggi per imbavagliare l'informazione scritte sotto il dettato di Gelli e Riina, la maggioranza non cadrà certo per il suo tentativo di fare dietro-front sulle liberalizzazioni.
Ma ogni persona che abbiamo affianco sta soffrendo dell'operato di questo governo di Rodin-Hood alla rovescia. Farglielo capire è la missione di chi – come me e chi mi legge – cerca di informarsi al di fuori dei soliti canali.

mercoledì 3 giugno 2009

Intervista a Niccolò Rinaldi

Ecco i video dell'intervista che Niccolò Rinaldi - capolista nella circoscrizione Centro per l'Idv - mi ha rilasciato tra le bancarelle del mercato di Ostia. Nel primo video Rinaldi risponde su politica estera e sicurezza, nel secondo video invece dice qualcosa di più sul rapporto Grillo-Italia dei Valori.


martedì 19 maggio 2009

Almeno doverne rendere conto

Ero un ragazzino quando ho messo piede per la prima volta nella redazione del Giornale di Ostia. Diciannove anni compiuti da poco. Il direttore mi accolse con qualche convenevole. Poi mi mise davanti a un vecchio computer sgangherato. Mi diede un comunicato stampa della Provincia di Roma – allora ne era presidente Moffa – e disse: “Torno tra mezz'ora, tiraci fuori un articolo. Vediamo che sai fare”. Mi misi al lavoro. Ero molto teso. Finii in tempo. Il direttore tornò, lo lesse e annunciò che avrei fatto parte della redazione. Lavorai lì circa sei mesi. Mi divertii da morire. Beh, potevo permettermi di lavorare 6 giorni su 7 per un rimborso di 250 euro mensili. Non poteva che essere un bel periodo.

Non mi dilungo oltre tra i cunicoli dei ricordi. A chi interessano? Quel che ci tengo a dire è che non crediate – nessuno – che un piccolo giornale di periferia sia immune dai poteri forti. In quella redazione ho visto passare politici e potentati economici, ho visto censurare i miei articoli che attaccavano in maniera troppo diretta chi non doveva essere attaccato.

Me ne andai deluso. Disincantato. Per riprendere una boccata di fiducia ci volle un anno trascorso a Londra.

A quel tempo scrivevo degli assessori Pace, Pallotta, Innocenzi, Olive.

Poi Londra, anno 2003.

Siamo nel 2009 e dopo qualche giro tra il litorale e Roma me ne torno ad Ostia. Ritrovo Olive, Innocenzi, Pallotta, Pace. Non è cambiato niente. Sono sempre gli stessi.

19 maggio 2009. Scusate i salti temporali e concettuali, ma provate a seguirmi. Vengo al dunque.
Si riunisce la Commissione Ambiente del XIII municipio di Roma. Si discute di piste ciclabili. Interviene il consigliere Bonvicini – un signore dal linguaggio che non farebbe invidia a un commerciante di pesce nel mercato di piazza Vittorio – per dire che “se domani decidessimo tutti di prendere la bicicletta, considerando che siamo 250.000 abitanti, intralceremmo il traffico delle auto”.

Aggiungo io: “Poi la città sarebbe vivibile, avremmo aria più respirabile, meno traffico, più parcheggi per i disabili, più risparmio in termini economici e ambientali”. No, non possiamo permettercelo.

Ci sarebbe molto da aggiungere, molto da ragionare, discutere. Dovremmo fermarci tutti a pensare in mano a chi abbiamo messo il nostro bel municipio.

Ogni sforzo possibile per costringerli almeno a dover rendere conto. D'ora in poi, senza soluzione di continuità.




giovedì 14 maggio 2009

Aria fresca

Bologna. Campagna elettorale di Carlo Vulpio e Sonia Alfano per le prossime europee. L'aria che si respira è un misto di voglia di darsi da fare per cambiare le cose e aspettativa di rinnovamento. C'è anche Salvatore Borsellino. Parla con una giovane di Pino Masciari. “Su Repubblica lo hanno definito collaboratore di giustizia – si lamenta – come fosse un pentito”. In sala alcuni discutono delle liste civiche di Beppe Grillo. Alcuni ragazzi fanno parte del Meet Up di Bologna. Si ragiona del possibile rapporto tra l'Idv e le liste a 5 stelle.

Con Salvatore Borsellino in sala non si può non parlare di mafia. “All'Ucciardone trovarono aragoste e champagne dopo le stragi – ricorda -. Forse non solo lì. Forse si festeggiò anche sulle tavole di parecchi politici siciliani. E non solo”.

Al termine degli interventi ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Carlo Vulpio. Aveva detto poco prima che il partito aveva bisogno di una ripulita. Ne sono fermamente convinto anche io. “Luigi De Magistris ha detto di voler entrare nel partito e provare a cambiarlo dall'interno” – aveva detto Salvatore Borsellino ad alcuni ragazzi, anche loro scettici sul comportamento dell'Italia dei Valori a livello locale.

Due cose volevo sentirmi dire ieri a Bologna. E me le hanno dette entrambe.
“Non siamo specchietti per le allodole”. “Anche nell'Italia dei Valori serve una ripulita”.

E tra meno di un mese si vota.


venerdì 17 aprile 2009

Napoletani

Torno raramente al mio paese di origine. Di solito per i matrimoni. O per i funerali. Stavolta era l'occasione meno felice. Mia zia se n'è andata. Il ricordo che mi resta di lei è quella compostezza da matrona meridionale che le conferiva un potere carismatico unico tra quattro sorelle napoletane. I suoi talleur neri che ha saputo sempre indossare con portamento egregio. E il rossetto rosso fuoco sulla carnagione chiarissima. I capelli biondo platino e le risate sommesse. L'educazione con cui salutava e rispondeva “buonasera” alle signorine buonasera e “buongiorno” agli annunciatori dei tg.

Uscendo dall'autostrada a Caserta Sud e proseguendo verso Caivano ti accolgono due nigeriane seminude proprio sotto il cartellone “Benvenuti a Caivano, città di pace”.
E ti accolgono pure le parole di Travaglio e De Magistris. Sei un pazzo, mi direte. Invece proprio lì, sulla strada che conduce al centro di Caivano, poco prima del Parco Verde – la zona di spaccio a cielo aperto di cui parla Saviano nelle prime pagine di Gomorra – sorgono quei capannoni vuoti e inutili che De Magistris e Travaglio hanno spesso usato per spiegare come si mangiano i soldi dei finanziamenti dell'unione europea. Si presenta il progetto, si intasca la prima tranche di soldi, si comincia a costruire il capannone, si intasca il resto dei soldi. Quello che resta poi è un capannone abbandonato. Un pezzo di verde cancellato. Un po' di brutto in più. Qualcuno più ricco e più disonesto. Parecchi più poveri.

Il viaggio a Caivano mi ha lasciato con un po' di amaro in bocca. La sensazione strana che si ha quando a decine di domande non riesco a trovare nemmeno una risposta convincente.
Un cartellone fuori la sede del Pd locale ricorda che la maggioranza in consiglio comunale a due anni dalle elezioni non è ancora riuscita a mettersi d'accordo per eleggere la giunta.

L'affetto e il calore umano che avverto intorno alla mia famiglia che ha subito questo lutto è spesso. E' sincero? Credo di sì. Il calore che ti dà la gente lo puoi quasi strofinare addosso.
Poi dai un'occhiata al traffico e a quell'irrispettoso rumore di clacson che – a me e mio fratello che non siamo abituati – fa aumentare il battito cardiaco.
“Ma non si muore d'infarto a fine giornata qui?” chiedo a mio cugino.
Lui mi spiega che ci si fa l'abitudine. E mi spiega inoltre che tutti strombazzano pur sapendo che – per dispetto – l'automobilista davanti a noi rallenterà.

Poi rivedo tutto quell'affetto. E i motociclisti senza casco. E i ciclisti che occupano la carreggiata. E i clacson degli automobilisti. E le corna che fanno i ciclisti. E il pane caldo. E le mozzarelle di bufala.

Napoli non è solo malcostume. Sono nato lì, anche se l'ho vissuta così poco.
Napoli è anche Luigi De Magistris. Il mio amico Antonio, napoletano trapiantato altrove anche lui, mi ha detto che a De Magistris affiderebbe senza preoccupazione il portafogli.

Mi sono detto che solo un napoletano sa giudicare un altro napoletano. E allora lo voterò con ancor maggior convinzione.


mercoledì 1 aprile 2009

Sfregiati

Ho spesso scritto i miei post sulla scia emotiva di una porcata. Ed è così anche oggi, quando leggendo le bacheche Facebook delle persone che stimo mi imbatto in questa notizia: Fitto indagato (e si sapeva), Alfano manda gli ispettori a Bari. Sì, sembra un pesce d'aprile. Invece questa vomitevole solidarietà tra ministri è autentica. Il ministro della giustizia manda gli ispettori nel tribunale che sta indagando il collega agli Affari Regionali. E' vergognoso, eppure è tutto vero.

Da discutendo.ilcannocchiale.it riporto l'invidiabile carriera giudiziaria del faccino acqua e sapone di Raffaele Fitto “[...] Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in turbativa d'asta dal Gup del Tribunale di Bari. I fatti si riferiscono a qualche anno fa, quando il Ministro era ancora Presidente della Regione Puglia, e avrebbe favorito la vendita della "Cedis" (per 7 milioni, anzichè i 15 di valore stimato) ad un acquirente "predeterminato". Inoltre, per Fitto pende, sempre davanti al Gup di Bari, una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti: Fitto avrebbe intascato una tangente di 500.000 euro, sottoforma di finanziamenti per la campagna elettorale delle Regionali 2005, dal Gruppo Angelucci (coinvolto anche negli scandali sanità di Abruzzo e Lazio) per l'affidamento dell'appalto di gestione di 11 residenze sanitarie assistite dalla Regione Puglia. Indagine per la quale nel Giugno 2006 fu chiesto anche l'arresto di Fitto, respinto dal Parlamento, ovviamente [...]”.

Quello che continua a credere in Berlusconi e nel Popolo della Libertà provvisoria è un Paese sfregiato. Che solo pochi anni fa si indignava alla pronuncia del nome di Craxi – di un criminale morto latitante – e che oggi invece vota per il 40% un partito che annovera proprio Craxi tra i padri fondatori. E non si vergogna più a proclamarlo.

Ho sempre riposto fiducia in Marco Travaglio, ma quando lo sentivo dire che oggi l'Italia è sfregiata non gli ho mai creduto. Quando diceva che quindici anni fa si vincevano le elezioni glorificando Di Pietro e oggi si vincono le elezioni beatificando Mangano, non volevo crederci. Nel senso, speravo che il fulcro dei nostri mali fosse altrove.
Invece è lì. Oggi siamo assuefatti all'illegalità. Quel desiderio di giustizia, la pretesa che chi ci governa sia immacolato (non solo dal punto di vista penale, ma anche da quello etico e sociale) non c'è più. La folla che tentava di linciare Scalfaro ai funerali di Falcone oggi – se venissero uccisi Genchi o De Magistris – probabilmente continuerebbe a guardare il Grande Fratello.

Lo noto parlando con la gente. Siamo rassegnati. Un collega ieri cercava di spiegarmi che nella parola politica sta già l'accettazione del malaffare. Non so dove l'abbia sentito, o letto. Magari si sta intervenendo anche sulle parole. Orwell in “1984” lo prediceva.

Lo scoramento c'è, non lo nego. Nel mio piccolo continuerò a denunciare ogni porcata della nostra classe politica – per quanto possa significare. Se solo una persona leggendo si indignerà e si rimboccherà le maniche cercando di dare il proprio contributo al cambiamento, ne sarà valsa la pena. E questo mi fa sentire meglio.


venerdì 27 marzo 2009

Più brutta

Qualche tempo fa mi sono detto che non avrei lasciato questo Paese perché sentivo ancora disponibili le energie per poterlo migliorare. Nel piccolo ambito delle idee, delle buone pratiche, del rispetto per l'ambiente in cui viviamo e del prossimo con cui ci rapportiamo.

In quest'ultimo anno ho visto un Paese che si è abbruttito ulteriormente. E mi fa male.

Questo governo di piduisti mafiosi lo sta sfregiando. Mese dopo mese continua a flaggare i punti del Piano di rinascita di Gelli.

Fa il contrario speculare di quello che ha bisogno l'Italia. Lo affossa. Esalta gli egoismi. Ridicolizza l'amore per la cosa comune. Schernisce la nostra sete di giustizia sociale.

Oggi dal governo escono fuori interventi come il “piano casa” (ovvero il condono edilizio a monte), la riforma della giustizia (leggasi condono dei reati mafiosi a monte), la legge sul fine vita (leggasi condono della libertà a monte, ovvero te la condono così non c'è più).

Oggi parlare di sviluppo significa costruire grattacieli. Oggi se si impedisce di costruire sulle coste della Sardegna incontaminate si viene tacciati di morte del turismo. Oggi se si chiede di mettere in atto tutte le possibilità che la tecnologia ci regala per poter sconfiggere la criminalità si viene tacciati di essere giustizialisti.
Sono deluso, amareggiato. Questo non è il paese in cui voglio vivere.
Alla fine di questa stagione politica resterà un Italia più brutta. Da qualsiasi punto di vista la si guardi.

venerdì 13 marzo 2009

Non chiamatelo Obama, per cortesia

Ieri Matteo Renzi, vincitore delle primarie del Pd per il posto di primo cittadino di Firenze, è stato ospite ad Annozero. Renzi da alcuni è stato definito l'Obama de no' artri. Se la politica italiana non è in grado di partorire niente di meglio di Renzi, siamo alla frutta. Renzi come presidente della provincia di Firenze ha speso migliaia di euro per finanziare una campagna di pubblicizzazione dell'inceneritore (che lui e Bassolino si ostinano a definire termovalorizzatore in barba alle diffide dell'UE). Renzi non ha niente di nuovo, non ha saputo indicare alcuna via alternativa se non snocciolare qualche dato di diminuzione di tasse e aumenti di stanziamenti. Renzi è un politico di 34 anni che – come ricordava un ragazzo dei meetup ospite in studio – è capace di insultare un'oncologa affermata che scientificamente dimostra i mali delle emissioni di un inceneritore. E sventola l'esempio di Vienna senza minimamente conoscere la politica austriaca dei rifiuti che disincentiva con tutti i mezzi possibili l'incenerimento. E non è vero che ai cittadini di Vienna piace l'inceneritore di Spittlau. Hanno persino preteso un tabellone luminoso dove poter controllare in tempo reale i livelli dei gas emessi.

Non abbiamo bisogno di Renzi, davvero. Non cambia nulla con lui. Gli under 40 validi sono Marco Boschini - assessore del comune di Colorno alle politiche giovanili e coordinatore dell'associazione comuni virtuosi - Alessio Ciacci, assessore del comune di Capannori - il primo comune in Italia che si è prefisso l'obiettivo rifiuti zero, proprio come la California – e Matteo Incerti – giornalista libero che Beppe Grillo ha scelto per le sue liste civiche a 5 stelle per spiegare le strategie nella gestione dei rifiuti (che lui definirebbe materia che ha terminato il compito originario per cui era stata modellata).




Non ci vuole molto, in realtà. Ma talvolta una semplice operazione mentale che porti a uscire da schemi collaudati nella nostra testa può essere più difficile che scavare l'Everest.
Renzi ieri avrebbe potuto dire cose semplici. Per chi come me segue Beppe Grillo e gli amministratori virtuosi dei comuni italiani, quasi ovvie. Ma non ne è in grado.
Lampioni a LED alimentati da pannelli solari senza più bisogno di collegamento alla rete elettrica.
Centri di riciclo per ritrasformare i rifiuti in materia prima seconda.
Gruppi di acquisto per installazioni di pannelli solari e il raggiungimento dell'autonomia energetica di tutti gli edifici.
Incentivi agli orti urbani per l'autoconsumo e il miglioramento dei microclima delle città. Firenze ne avrebbe davvero bisogno.
Bike sharing, car sharing, telelavoro per chi sbriga pratiche nella pubblica amministrazione. Altro che cementificazione per costruire le nuove sedi faraoniche di Provincia e Regione!
Renzi vincerà e non molto cambierà per Firenze. Servirebbe almeno un eletto a 5 stelle per imporre l'agenda politica di cui ha bisogno il nostro Paese a partire dalle realtà locali. Incrocio le dita.

martedì 3 marzo 2009

Se vi dicessero che più decresce il Pil, meglio è...

Propongo in questo post i video che ho girato lo scorso 26 febbraio a Palazzo Valentini, dove si è tenuto il convegno "La strategia della lumaca". Maurizio Pallante nel suo intervento propone una visione diversa (sembrerebbe ovvia, e per questa rivoluzionaria) della maniera in cui costruiamo e percepiamo la ricchezza. Proprio in questi giorni si parla di crollo del Pil per l'Italia. Per molti parlare di Pil significa parlare della quantità di ricchezza che produce il Paese. In realtà non è così. Il Prodotto interno lordo misura la quantità di merci scambiate attraverso denaro. Notate bene: merci, non beni. Pallante nei video che vi propongo spiega bene la differenza (mi scuso per l'audio non ottimo, bisogna tenere il volume un poco alto). E invita dunque a riflettere sul fatto che se un bene viene autoprodotto (magari in maniera più sana ed eco-compatibile) pur soddisfacendo un bisogno, non viene conteggiato nella misurazione del Pil. Che quindi decresce. Gli economisti si metterebbero le mani nei capelli. Il MDF (movimento per la decrescita felice) no, affatto.

Lascio che i video illustrino a grandi linee la politica della decrescita aggiungendo solo due elementi.
Primo: non va confusa la decrescita con la recessione. La decrescita sta alla recessione come una persona che mangia poco perché è a dieta sta a una persona che mangia poco perchè non ha i soldi per comprare da mangiare.
Secondo: Pallante sta descrivendo le linee guida del programma delle Liste Civiche a 5 stelle di Beppe Grillo e credo quindi vada seguito con particolare attenzione.



venerdì 27 febbraio 2009

Non tiriamoci indietro ora

Genchi ha voglia di fare i nomi. Lo avevo capito quando ha risposto alla mia domanda su Facebook (vedi post precedente). Ora, con la pubblicazione sul blog di Beppe Grillo di questa intervista, ha dimostrato di voler fare sul serio. In Genchi oggi è riposta la nostra speranza di veder finalmente finire la seconda Repubblica. Ma ha bisogno del sostegno di tutta la nazione. Chi si tira indietro oggi ne dovrà rendere conto.

domenica 22 febbraio 2009

Genchi resisti, per favore



Riporto un brevissimo scambio di battute tra me e Gioacchino Genchi su Facebook.



Io.

Sig.Genchi, so che non mi risponderà mai, io la butto lì comunque! Rutelli con lei è feroce...ma quanto sta inguaiato???

G.Genchi
Caro Raffaele,
vedo che hai intuito. In fondo non era difficile. Di Rutelli come di tanti che ora ci inquisiscono (compreso i ROS) ci stavamo attivamente occupando nell'indagine di Catanzaro. C'erano precisi riferimenti intercettivi, fatti e circostanze processuali che si stavano approfondendo, anche con riguardo a possibili collusioni col mondo dell'imprenditoria e dei servizi segreti. Grazie al golp mediatico-giudiziario, da inquisitori siamo diventati inquisiti. Questo è accaduto a me, come al dr. Luigi de Magistris, ai magistrati di Salerno ed quanti altri (compresi alcuni giornalisti) hanno solo cercato la Verità, senza alcun preconcetto. In compenso Mastella sta mettendo la cambiale all'incasso e, con la pantomima dell’intercettazione del suo cellulare, dopo avere fatto cadere il governo Prodi e dato il via al ritorno di Berlusconi, viene premiato e candidato per le elezioni europee. Ti serve altro? ... O arrivi da solo al resto....
Un caro saluto
Gioacchino Genchi


Io.
La ringrazio davvero per l'attenzione! Non me l'aspettavo. Ricapitolando: il presidente del Copasir che si occupa di lei, Rutelli, è un esponente di spicco dell'opposizione. Probabilmente non è obiettivo nei giudizi che dà del suo operato. L'indignazione verso il Pd da parte del popolo della sinistra è dovuta anche ad una presa di posizione non chiara a difesa dei bravi magistrati: De Magistris, Forleo, Apicella etc. Ora ho la conferma che non c'è nemmeno la speranza che ciò avvenga in futuro,a meno di un azzeramento dei vertici (che solo dei sognatori possono sperare). Personalmente voto Di Pietro già dal 2006, ma non può che farmi male la consapevolezza che non potremo avere l' opposizione del pd alla deriva dittatoriale a cui stiamo assistendo. Non mi arrendo e scendo ogni giorno in piazza (studio e lavoro permettendo), ma così è dura. E' durissima.

venerdì 20 febbraio 2009

Convegno "Obiettivo rifiuti zero". Missione compiuta

Possiamo dire di avercela fatta. Il gruppo Amici di Beppe Grillo e Claudio Zolesi del XIII municipio ha portato dignitosamente a termine il suo primo convegno. Gli argomenti vertevano intorno all'obiettivo rifiuti zero. Giulio Passarini ci ha dunque scientificamente illustrato in cosa consistono gli inceneritori. Fulvia Causio ci ha descritto come fare il compost e le tecniche di riduzione dei rifiuti. Marco Giustini, consigliere municipale del XVI ci ha delineato la situazione della discarica di Malagrotta. Giorgio Bertusi, presidente dell'Asshotel Ostia ci ha dato idee per una nuova imprenditoria del riciclo, più o meno quello che ha fatto anche Massimo Piras, promotore della campagna "Non bruciamoci il futuro" (www.nonbruciamocilfuturo.org) In particolare sono stati ben sottolineati i vantaggi enormi di un centro di riciclo alla maniera di Vedelago rispetto all'utilizzo degli inceneritori o della discarica. Matteo della bottega Capo Horn, da ultimo, ha fatto sapere ai partecipanti che all'interno del suo esercizio la strategia rifiuti zero è già in atto da un bel po' e la tendenza è quella di continuare sulla stessa via (http://lequoblogroma.blogspot.com).
Non aggiungo molto, se non il fatto che gli sforzi che abbiamo messo in campo sono stati ingenti e nonostante paure e tentennamenti è venuto fuori un incontro interessante . Se solo uno degli spettatori dopo aver assistito al convegno avesse cominciato a riflettere sulla maniera di applicare alla propria vita la strategia delle tre R (riduzione, riuso, riciclo), l'obiettivo che ci eravamo prefissati è stato raggiunto. Ulteriori descrizioni le lascio alla visione dei video che ho girato.




martedì 17 febbraio 2009

Le coste della Sardegna in mano alla governante Cappellacci

Soru ha perso. Sono deluso. Perdere fa parte del gioco, bisogna starci. Ma perdere dal commercialista di Berlusconi è abbastanza frustrante. Non sono deluso dal fatto che abbia perso il Partito Democratico perché Soru non ha niente a che fare al momento attuale con il Pd. Soru è ancora antiberlusconiano, ha tentato di denunciarlo (imbattendosi contro il lodo Alfano-scudo spaziale), si indigna ed evidenzia gli assurdi comportamenti del Premier. 
Se si perde bisogna starci. Quello a cui non mi va di stare è un Presidente del Consiglio che comodamente seduto sui salotti delle sue televisioni diffama Soru senza contraddittorio. Quello a cui non mi va di stare è un Presidente del Consiglio che - così come già fatto in Abruzzo - va a fare campagna elettorale a nostre spese in Sardegna, senza minimamente interessarsi ai problemi che invece sarebbero di sua competenza. Quello a cui non mi va di stare è un Presidente del Consiglio che dalla sua posizione privilegiata fa promesse ai sardi barattando un voto. Non mi assuefarò mai a questi atteggiamenti.

Domenico Finiguerra, sindaco del comune di Cassinetta di Lugagnano, primo comune in Italia a PRG 0 (sì sì, piano regolatore zero!) scrive "in Sardegna stravince il partito del cemento e il modello cultrale Berlusconian-Briatoriano. Lungo è il cammino di chi vorrebbe un'Italia diversa...". Credo abbia ragione. Il cammino si fa giorno dopo giorno più lungo. 

Stamattina alla colf Belpietro, la governante Cappellacci diceva già di voler cambiare la legge salva-coste di Soru. Mi fa venire la pelle d'oca. Spero non accada.
Non sostenevo Soru perchè appartenente al Pd. Sostenevo Soru perché parlava di preservazione del territorio, del paesaggio, del suolo per le generazioni future. Vorrei che esprimesse la stessa sensibilità ogni singolo amministratore, dal piccolo comune al Parlamento. Ora, in Sardegna, tutto questo è affidato al commercialista di Berlusconi. Auguri.

sabato 14 febbraio 2009

La mia rabbia è la mia forza

Ero a piazza Farnese il 28 gennaio scorso. Ne ho già parlato nel post "Meglio essere ammazzati come Borsellino che morire a poco a poco". E' stata una giornata stupenda che ho condiviso con Silvana. La ricordo come fosse ieri. Gli interventi degli uomini liberi come Salvatore Borsellino, Marco Travaglio, Sonia Alfano sono stampati nella mia mente. Anche l'intervento di Di Pietro. Sono tornato di corsa a casa dopo la manifestazione, appena in tempo per mangiare un boccone e guardare il resoconto dei tg. Erano già passate le 14 e sono dunque riuscito a vedere solo il tg3. Delle parole di quegli uomini liberi non c'era traccia, solo l'accusa a Di Pietro di vilipendio al capo dello Stato. La notizia ha occupato le prime pagine e i titoli di giornali e telegiornali. Addirittura Dominioni, l'avvocato di casa Berlusconi, denuncia il leader dell'Idv. E ancora prime pagine. Ora che per Di Pietro viene chiesta l'archiviazione, la notizia non merita che qualche breve trafiletto. Riescono a trasformare in merda i momenti più belli della mia vita. Oggi la politica e l'informazione asservita ai partiti riescono a trasformare in merda pure le mie emozioni. Vivo una giornata indimenticabile e quello che mi urlano al tg è "non hai fatto altro che assistere al meschino vilipendio a Napolitano da parte di Di Pietro". Dopo qualche settimana sussurrano appena che si erano sbagliati.

Il prossimo step è censurare i blog, youtube e facebook. Ovvero dove mi esprimo, mi informo e mi relaziono. Spero di non offendere la sensibilità di nessuno se mi domando "è ancora un uomo quello a cui vengono tolte le emozioni, la possibilità di condividere con gli altri i pensieri e l'interpretazione di quanto accade intorno a noi?".

Ecco il video di Antonio Di Pietro. Glielo dobbiamo tutti.

sabato 7 febbraio 2009

Decido della mia vita. E della mia morte.

Non voglio parlare oltre del caso Eluana Englaro. E' stato detto tutto e il contrario di tutto, non abbiamo bisogno di altre parole. Un aspetto è stato solo accennato: ci sono milioni di persone in questo Paese che hanno voglia di sentirsi padroni delle proprie vite. La vita è mia, non è di un Dio a cui non credo, non è di nessun altro. Rispondo alle leggi che governano il vivere civile (e vorrei tanto poter rispondere ancor di più alle leggi che regolano gli equilibri del mondo naturale, ma non sono io a sfidare gli ecosistemi). Non devo rispondere a nessuno nel caso capissi che la mia vita non possa più definirsi tale. Personalmente sono favorevole all'eutanasia, ma in questo Stato clerico-bigotto mi pare un'utopia. Comunque non voglio sul mio corpo nessun accanimento. Non voglio restare anni, decenni, a non vivere come un vegetale. Non sarei mai così egoista nei confronti della mia famiglia.

Chiedo una sola cosa, nel caso si arrivasse a una decente legge sul testamento biologico: tutti i politici che oggi si schierano contro il padre di Eluana devono dichiarare che vogliono su di loro l'accanimento tarapeutico, che vogliono far restare amici e familiari intorno a un letto di morte per anni, per almeno 17 anni. Non so se parlo sull'orlo dell'inquietudine di questo momento, ma oggi è quello che pretendo. Vi schierate contro i gay e a favore della famiglia (perchè il vostro minuscolo cervello ritiene che le due cose si elidano) e poi divorziate, vi risposate, prolificate con donne diverse. Stavolta la vostra irriverente incoerenza non vi verrà perdonata.